Sicilia, M5s e Pd frenano sulle primarie chieste da La Vardera

Primarie, Movimento 5 stelle e Pd frenano gli impeti di La Vardera

De Luca: "Se c'è il candidato non servono". Catanzaro predica prudenza
CENTROSINISTRA
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PALERMO – L’unità delle opposizioni al centrodestra per il momento resta confinata alla mozione di sfiducia contro il governatore Renato Schifani. C’è ancora un bel po’ di confusione sul cielo di Pd, M5s e Controcorrente per quanto riguarda il futuro. Sulla provocazione lanciata oggi proprio dal leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, che ha chiesto le primarie di coalizione, Pd e Movimento cinque stelle hanno frenato.

Le primarie, eterno dilemma del centrosinistra

Nulla che metta in discussione il percorso comune iniziato con la mozione di sfiducia presentata alla stampa e continuato con l’annuncio di un pacchetto comune di emendamenti per incidere sulla Finanziaria. Democratici e pentastellati, però, hanno chiesto a La Vardera di non correre e di proseguire per gradi. Tra M5s e Pd, del resto, è ancora vivo il ricordo delle Regionali 2022, quando l’esito delle primarie non fu rispettato e i due partiti andarono divisi incontro alla sconfitta certa. Le primarie tornano così ad agitare le notti del centrosinistra siciliano: eterno dilemma di un fronte che prova a studiare da coalizione per il 2027.

La Vardera e le primarie

La Vardera, in una intervista a LiveSicilia, oggi ha aperto il capitolo del candidato presidente della Regione alle prossime elezioni chiedendo le primarie. La ex Iena ha subito incassato l’ok di Antonio Rubino, punto di riferimento degli orfiniani dem in Sicilia. Il leader di Controcorrente ha poi ribadito in conferenza stampa all’Ars la sua posizione: “Diamoci un metodo nella ricerca del candidato presidente – ha detto -. Voglio giocare di squadra per provare a vincere e cambiare questa terra, altrimenti tornano sempre gli stessi a governare”.

De Luca: “Le primarie? Se c’è un candidato unitario non servono”

Antonio De Luca, capogruppo M5s, a margine della presentazione della mozione di sfiducia a Schifani, non ha fatto mistero della sua contrarietà alle primarie: “Non credo a questo strumento, se non per scegliere un candidato quando la politica non riesce a trovare una sintesi unitaria”. L’obiettivo, per il presidente dei parlamentari pentastellati, ha auspicato: “Se troveremo il giusto interprete per una giusta proposta non ci sarà bisogno delle primarie. Noi non dobbiamo scegliere un leader di partito ma il migliore interprete di una offerta politica della quale faranno parte più forze”.

Catanzaro: “Avanti per gradi”

Da casa Pd si predica prudenza: “Il Pd è il partito delle primarie, che fanno parte della nostra identità, ma bisogna procedere con cautela quando si parla del metodo e delle regole per raggiungere insieme certi obiettivi – ha evidenziato il capogruppo Michele Catanzaro -. Nel 2022 celebrammo le primarie e poi sappiamo com’è andata. Questa volta vogliamo metterci tanta maturità e tanto confronto per potere scrivere insieme le regole e raggiungere gli obiettivi. Le primarie sono il senso della democrazia ma bisogna essere cauti e fare i passi insieme, con condivisione. Al momento opportuno affronteremo il tema”.

Parole accolte comunque da La Vardera, che però ha lanciato l’alert ai compagni di viaggio: “Diamoci un metodo e facciamolo presto, anche perché sono convinto che questo governo sia ormai agli sgoccioli e non si andrà oltre il mese di marzo”. Per il futuro c’è tempo, l’opposizione al governo al momento passa dalla sfiducia e dagli emendamenti alla Finanziaria cofirmati dalle tre forze politiche.


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