Femminicidi, il convegno all’Ars: “E' un problema culturale”

Femminicidi, il convegno all’Ars: “Il problema è culturale”

Presente la mamma di Sara Campanella, la studentessa uccisa il 31 marzo
VIOLENZA DI GENERE
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PALERMO – Un incontro dal titolo “Oltre il cliché: come riconoscere e prevenire il nemico invisibile. Nuove forme, stesse radici nella violenza di genere” si è svolto all’Assemblea Regionale Siciliana nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Un’occasione per ribadire la necessità di contrastare un fenomeno ancora drammaticamente diffuso: secondo i dati Onu, nel 2024 le donne uccise sono state 50 mila. In Italia, da gennaio a ottobre, le vittime di femminicidio sono state 85, un dato in lieve calo rispetto allo stesso periodo del 2023 ma comunque allarmante. In Sicilia, invece, le donne uccise nel 2025 sono state sette.

Ad aprire i lavori il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, affiancato dai deputati Caronia, Chinnici e Schillaci, insieme a Maria Concetta Zaccaria, madre di Sara Campanella, la studentessa uccisa lo scorso 31 marzo da un collega universitario, Stefano Argentino.

La signora Zaccaria ha voluto ricordare la storia di Sara, “vittima di un femminicidio atipico, perché il suo assassino non è il marito, l’ex fidanzato o un familiare, ma un collega di corso”.

“L’omicida non ha mai vessato Sara, non le ha mai rivolto parole inappropriate. Non c’è stata aggressione fisica o verbale precedente. Tra loro non c’è mai stato nulla, eppure nel suo silenzio lui la amava, poi la odiava perché questo sentimento non era ricambiato. Sara amava la vita. Perdere mia figlia così è assurdo”.

La madre ha ricordato anche la prudenza della giovane: “Era intelligente. Fece la registrazione quando venne seguita, perché capite bene che quel comportamento ledeva la sua libertà. Non avendo messaggi o altri elementi non poteva denunciare”.

Continueremo a darle voce – ha aggiunto – affinché il male e la violenza non abbiano l’ultima parola. Vogliamo costruire un futuro diverso, in cui nessuna donna o ragazza venga strappata alla vita così e nessuna famiglia debba affrontare un dolore così immane. Le storie delle vittime devono diventare strumenti per salvarne altre. Per questo oggi vi chiedo, con il cuore e con la ragione, di aiutarci a portare avanti questa missione”.

Galvagno: “Problema da affrontare alla radice”

“Se ci sono strade o chiese da sistemare riusciamo a intervenire in tempi brevi, ma sul femminicidio il problema è culturale e va affrontato alla radice, va affrontato nelle scuole e nell’educazione. L’Ars vuole essere vicina a chi ha sofferto e soffre. Con la Fondazione Federico II vogliamo, se le famiglie lo consentiranno, raffigurare tutte le donne che hanno perso la vita, perché non accada più”.

Caronia: “La prevenzione è l’unica arma”

“La mamma di Sara è l’emblema di questa giornata: sua figlia è stata uccisa da chi voleva che quel ‘no’ diventasse un ‘sì’”, ha detto la deputata di Noi Moderati Marianna Caronia.

“La prevenzione è l’unica arma che possiamo mettere in campo, ma richiede tempo e continuità. Bisogna martellare il principio del prevenire, con strutture adeguate. Nessuno ha la soluzione perfetta, ma dobbiamo trovare le strade per mettere a terra progetti concreti. Non fermiamoci”.

Chinnici: “Servono aiuti stabili”

La deputata del Pd Caterina Chinnici ha richiamato la lettera ricevuta da alcune case rifugio “che lamentano una discontinuità nei finanziamenti”. “Se vogliamo supportare le donne non solo il 25 novembre – ha detto – è chiaro che servizi di prevenzione, aiuto, cura e soccorso non possono essere lasciati alla logica delle finanziarie o degli interventi spot. La battaglia è garantire sostegni continui e strutturali”.

Schillaci: “Serve una risposta strutturale, non interventi tampone”

Questo è un tema molto sentito: ogni anno celebriamo questa giornata, ma bisogna parlarne in ogni sede possibile”, ha dichiarato Roberta Schillaci del M5s.

“Alla violenza di genere non si può rispondere con soluzioni tampone, ma con la sinergia di tutti gli attori istituzionali. Assistiamo ogni giorno a violenze di ogni genere e tra tutte le età. Il problema è culturale: bisogna lavorare sull’affettività. Per questo abbiamo presentato un disegno di legge sull’educazione all’affettività”.


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