Un mar Mediterraneo dalle acque sempre più calde raggiunto da una massa di aria particolarmente fredda. E’ stato questo il meccanismo all’origine del ciclone extra-tropicale Harry, che con i suoi venti di tempesta e fortissime piogge ha causato danni importanti lungo le coste di Calabria, Sicilia e Sardegna. “Eventi così intensi stanno diventando più frequenti perché c’è in gioco una maggiore energia a causa delle temperature di aria e mare”, osserva il fisico dell’atmosfera Lorenzo Giovannini, dell’Università di Trento.
Cosa succede nel Mar Mediterraneo
Non si può quindi escludere che fenomeni simili possano ripetersi, ma “è possibile prevederli con un anticipo di 2-3 giorni, come è avvenuto nel caso del ciclone Harry, e l’allerta ha funzionato”, aggiunge Andrea Giuliacci, meteorologo di Meteo.it. “I modelli attuali – rileva – non permettono ancora, però, di prevedere nel dettaglio in quali località le piogge saranno più abbondanti”. Per avere modelli più precisi, prosegue il meteorologo, “bisognerebbe conoscere con certezza il tempo attuale. Oggi questa conoscenza non è ancora possibile e nelle previsioni c’è quindi un margine di errore”. Lo stesso vale per i calcoli necessari a prevedere il comportamento dell’atmosfera.
Come si è generato il ciclone Harry
“E’ corretto definire Harry un ciclone perché è stato generato dal contrasto fra un centro di pressione particolarmente attivo nel Mediterraneo e l’arrivo di aria fredda, ma – aggiunge Giuliacci – è anche corretto definirlo una tempesta perché ha scatenato venti di oltre 100 chilometri orari e perfino di uragano”, ossia superiori a 118 chilometri orari. “E’ stato un evento veramente importante e la sua intensità era stata prevista”, dice. Generalmente questi fenomeni possono essere visti con un anticipo di 4 o 5 giorni, “ma non ha senso lanciare delle allerte in questi casi perché le previsioni hanno un margine di errore alto. E’ invece possibile fare la previsione 2 o 3 giorni prima, come è accaduto nel caso del ciclone Harry. L’allerta ha funzionato, i danni sono stati enormi ma per fortuna non ci sono state tragedie”.
Quanto incide il cambiamento climatico?
C’è poi da capire quanto il cambiamento climatico stia influenzano i fenomeni meteorologici: “Non possiamo attribuire con certezza l’intensità di questa singola perturbazione al cambiamento climatico, ma osserviamo che in media le perturbazioni sono più intense”, osserva Giovannini. “Se però si passa all’analisi statistica – aggiunge – sicuramente le condizioni climatiche giocano un ruolo”. Nel caso del Mediterraneo, per esempio, “aumentando la temperatura dell’aria aumenta il contenuto di vapore acqueo. Di conseguenza le precipitazioni sono maggiori: questo aumento è esponenziale e molto rapido”

