PALERMO – I ricorsi sono inammissibili. Diventano definite le condanne inflitte a Michele Vitale (20 anni di carcere in continuazione con una precedente sentenza) e Salvatore Leggio (7 anni, 9 mesi e 10 di reclusione). La Cassazione ha stabilito che i due imputati di Partinico sono colpevoli di avere gestito gli affare della droga.
I Vitale di Partinico e il blitz
Entrambi furono coinvolti nel blitz “Gordio” che nel 2021 accese di nuovo i riflettori sulla famiglia mafiosa dei Vitale “fardazza”, storici capi del mandamento mafioso di Partinico.
I due cognati avevano scelto il rito abbreviato. Per gli altri imputati la suprema corte non si è ancora pronunciata.
Le accuse
Vitale e Leggio erano imputati di associazione finalizzata al traffico di cocaina, coltivazione di ingente quantità di marijuana e tentata estorsione ai danni di un imprenditore partinicese per impedirgli di affittare dei locali commerciali. I reati erano contestati con l’aggravante di avere agevolato Cosa Nostra.
Alla fine per entrambi è diventato definitivo un episodio relativo all’acquisto di cocaina in Calabria con l’aggravante dell’ingente quantità, ma è caduta quella mafiosa. Il solo Vitale è stato condannato per la tentata estorsione, ma assolto dall’accusa di mafia. La pena resta pesante in virtù della recidiva.
Per Leggio, difeso dagli avvocati Roberto Tricoli e Massimiliano Miceli, la Procura aveva chiesto 18 anni di carcere. Il processo di appello per gli altri imputati si è concluso lo scorso marzo.

