CALTAGIRONE (CATANIA) – “Ho chiesto che sia confermata la sentenza di primo grado, perchè ritengo che il verdetto della Corte d’assise di Catania sia perfettamente aderente a quelle che sono state le risultanze processuali”. L’avvocato Giuseppe Fiorito è il legale della famiglia di Simona Floridia. Diciassettenne di Caltagirone, la ragazza sparì nel nulla il 16 settembre del 1992.
Per l’omicidio è stato condannato in primo grado a 21 anni di reclusione un coetaneo e amico di Simona, Andrea Bellia. L’avvocato Fiorito ha svolto la sua arringa al processo d’appello, dinanzi ai giudici della Corte d’assise d’appello.
“Fatto ampiamente provato in dibattimento”
“Riteniamo – prosegue l’avvocato Fiorito – il fatto ampiamente provato in dibattimento e pertanto abbiamo chiesto la responsabilità penale del’imputato”. Per la famiglia di Simona, le “piste alternative sono state battute tutte quante, ma non hanno portato alcun esito”.
“L’unica pista riscontrata, con risultanze probatorie certe, è stata quellla che ha portato alla condanna dell’imputato Bellia”, conclude l’avvocato Fiorito. Il legale ha svolto l’arringa dopo la requisitoria del pg, l’avvocato generale Angelo Busacca. Anche la Pg ha chiesto la conferma della condanna di primo grado.
Le prossime udienze
Le prossime udienze, per le arringhe della difesa di Bellia sono in programma i prossimi 13 e 26 marzo. La sentenza di secondo grado, quasi certamente, sarà emessa a maggio. L’appello si celebra su richiesta della difesa di Bellia. La difesa ha contestato ogni elemento dell’accusa.
In appello sono stati sentiti anche dei giornalisti della trasmissione di Mediaset “Le Iene”. Un’inchiesta li ha infatti portati a sollevare dei dubbi sulla testimonianza che inchioderebbe Bellia.
Le contestazioni della difesa
In appello, ma già pure in primo grado, la richiesta del difensore di Bellia, la penalista Pilar Castiglia: tornare sul luogo del delitto. La Corte, ha chiesto la legale, si sposti nel monte San Giorgio, dove Simona sarebbe stata uccisa. Per l’accusa Bellia sarebbe andato lassù assieme a lei con un ciclomotore. Cosa che per la difesa sarebbe impossibile, date le condizioni della montagna.
La difesa aveva anche chiesto di provare nuovamente a cercare il corpo di Simona, visto che si sostiene che proprio lì, dal monte, fu fatto scivolare. Bellia, processato a piede libero, si professa innocente. Ha sempre respinto le accuse. In primo grado, come detto, i giudici lo hanno ritenuto responsabile dell’omicidio di Simona. Su di lui pesa, come detto, la testimonianza di un suo amico dell’epoca. Testimonianza che la difesa ha sempre reputato del tutto inattendibile.

