PALERMO – Lo definivano “tesoretto” o “polmone”. Altro non era che una provvista economica frutto di fatture gonfiate e utilizzato per acquisti personali. Dall‘istituto comprensivo dello Zen nella malandata periferia di Palermo fino ad arrivare al‘’istituto agrario della ricca provincia di Como, passando per l’università Federico II di Napoli e il Cnr di Portici: vecchie e nuove vicende sarebbero legate dalla corruzione.
Le prime indagini per corruzione allo Zen
Si indagava sulla preside della scuola “Giovanni Falcone” dello Zen e si è scoperto che, in fin dei conti, tutto il mondo è paese. L’inchiesta della Procura europea è nella fase di valutazione da parte del giudice per le indagini preliminari del Tribunale dei Palermo che può accogliere o respingere le sedici richieste di arresti domiciliari dopo gli interrogatori preventivi.
I nuovi indagati
Docenti universitari, ricercatori, insegnanti di istituti superiori, agenti di commercio e imprenditori sono i protagonisti delle indagini dei carabinieri della sezione ‘Eppo’ del reparto operativo di Palermo sulla presunta mala gestio dei fondi comunitari destinati all’istruzione. La maxi indagine è partita da Palermo tre anni fa con l’arresto della preside del quartiere Zen, Daniela Lo Verde, scoperta a fare la cresta sul cibo della mensa scolastica.
Faceva in modo che la scuola acquistasse pc, tablet e iPhone dalla R-Store, società di informatica, e in cambio riceveva cellulari di ultima generazione e regali per sé e i suoi familiari. Solo dopo si sarebbe scoperto che il caso non era isolato. I pm Amelia Luise e Calogero Ferrara parlano di “sistema perverso” basato sulla corruzione.
I nuovi indagati si sarebbero messi d’accordo per pilotare l’affidamento di forniture di beni e servizi alla Informatica Commerciale spa, alla R-Store spa e alla Databroker. Come contropartita accumulavano dei “tesoretti”, così li definivano, che usavano per acquisti di oggetti per uso personale (per lo più cellulari e smart tv).
“A fronte di atti amministrativi di tipo discrezionale a volte formalmente regolari, – scrivono i magistrati – la causa personalistica prevaleva su quella pubblicistica, lasciando spazio ad un asservimento dell’incarico pubblico svolto al fine personale”.
I docenti indagati
Tra i docenti indagati: Corrado Leone del Centro Nazionale di Ricerca di Napoli e di Portici, Luigi Cembalo e Roberto Freda, rispettivamente professore ordinario presso il dipartimento di Scienze Agrarie dell’università di Napoli “Federico II” e assistente ricercatore dello stesso ateneo; Luciano Airaghi, responsabile del centro di formazione dell’Its fondazione Minoprio; Carlo Palmieri, presidente dell’Its Academy di Napoli ed Enrico Cafaro, docente del dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche della Federico II.
Al centro dell’indagine c’è la R-Store spa, azienda Apple Premium Reseller, con sede a Napoli e con più di 32 punti vendita in Italia. “R-Store sta esaminando i nuovi atti e conferma la propria piena e tempestiva collaborazione con l’Autorità Giudiziaria procedente. La Società ha già attivato tutte le opportune iniziative di verifica interna e di controllo delle proprie procedure”, si legge in una nota della società.
Un ruolo chiave avrebbe avuto il palermitano Mario Piacenti, subito dietro all’amministratore delegato Giancarlo Fimiani, che è anche vice presidente di Confindustria Napoli.
Progetti finanziati dall’Unione europea
Nel rapporto di do ut des della corruzione andavano di moda soprattutto gli iPhone, assieme a televisori, Apple watch e altri apparecchi elettronici di ultima generazione. L’Unione europea finanziava progetti e laboratori per migliorare l’offerta formativa, ma un parte del denaro sarebbe stato utilizzato per altre finalità. Nel meccanismo illecito ci sarebbero finiti anche fondi del Pnrr.
A volte gli indagati ricevano direttamente i regali, altre volte attingevano dal “tesoretto” per fare gli acquisti. Come? “Modificando o gonfiando appositamente preventivi, ordinativi e fatture e da utilizzare, a scomputo, per l’acquisto di apparecchi elettronici destinati ad uso personale”, scrivono i pm. E così oltre alla corruzione viene contestata anche la turbata libertà nella scelta del contraente.
Parole che ricostruiscono un quadro che non si discosta da quello emerso intercettando la preside Lo Verde. “Che è un nuovo Mac?”, le chiedeva una parente. E la preside rispondeva:“Sì ora ce lo portiamo a casa”.
“Il riso .. . lo metti lì davanti alla cassettiera e per la cucina questo… benissimo… – si sentiva pronunciare alla dirigente scolastica in un altro momento – ora sistema sopra il frigorifero… questa cosa di origano mettila pure per casa…. Quelle mettile in un sacchetto che non si può scendere. Il tonno mettilo qui sotto… poi lo portiamo a casa a Sferracavallo (la villa al mare della preside ndr)”. Anche i nuovi indagati sono stati intercettati.

