PALERMO – Il dirigente Giancarlo Teresi e il boss imprenditore Carmelo Vetro, arrestati per corruzione, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Sono stati convocati per l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari Filippo Serio. Erano accompagnati il primo dagli avvocati Antonino e Giuseppe Reina e il secondo da Samantha Borsellino.
Sono i due uomini chiave attorno ai quali, secondo la Procura di Palermo, ruotava un grosso giro di tangenti. I due arrestati sono noti alle cronache giudiziarie. Vetro, che oggi fa l’imprenditore, è stato un pezzo grosso della mafia di Favara e per questo ha scontato nove anni di carcere.
Teresi “indispensabile” alla Regione
Teresi è stato arrestato nel 2020 e il dirigente è sotto processo per corruzione davanti al Tribunale di Marsala. Il reato contestato è lo stesso di oggi: corruzione. Eppure all’interno dell’amministrazione regionale ha mantenuto incarichi di responsabilità, continuando ad occuparsi di appalti nonostante l’accusa di averli pilotati in cambio di denaro quando era a capo del Genio civile di Trapani.
Alla Regione lo hanno ritenuti talmente indispensabile da tenerlo in servizio anche dopo avere raggiunto l’età pensionabile. Nel frattempo il dirigente, figlio di un mafioso del mandamento di Santa Maria di Gesù morto in carcere mentre espiava la pena, avrebbe consentito a Vetro di bypassare gli ostacoli delle misure di prevenzioni e di eludere l’interdittiva antimafia in un settore, quello dei rifiuti, da sempre ad alto tasso di infiltrazioni mafiose.
La carriera di Giancarlo Teresi
Teresi ricopre l’incarico di dirigente del Servizio 6° dell’Assessorato regionale alle infrastrutture dal 16 giugno 2022, ma già in precedenza – a partire dal 29 settembre 1997 – ha ricoperto, senza soluzione di continuità, il ruolo di dirigente di diversi uffici tecnici di assessorati e dipartimenti della Regione siciliana, occupandosi di appalti pubblici.
A gennaio 2025 sarebbe dovuto andare in pensione, ma la Regione, con due decreti dirigenziali ha approvato un atto aggiuntivo al contratto individuale spostando l’età della pensione prima al 30 giugno 2025 e successivamente al 31 agosto 2025. Non è tutto perché l’assessorato alla Funzione pubblica gli ha dato il via libera a restare in servizio per altro due anni.
A settembre 2025 Teresi è stato spostato dal dipartimento Infrastrutture e mobilità al dipartimento Regionale tecnico, andando a ricoprire il ruolo di dirigente dell’Area 4 degli Affari generali, una divisione che fa parte dello stesso assessorato. Nel passaggio ha mantenuto le funzioni tecniche, tanto che è ancora responsabile unico del procedimento in diversi appalti, ed è in questo contesto che il dirigente avrebbe commesso altre ipotesi di corruzione.
Il dirigente generale ha messo per iscritto che “si rappresenta la necessità di mantenimento dell’Ing. Teresi Giancarlo fino all’11/01/2027” per “coordinare le attività operative” e mettersi “a supporto degli altri funzionari del Dipartimento e dell’Assessorato… per la progettualità di grandi opere ed anche per lo svolgimento del ruolo di Rup per opere portuali ed altro nel rispetto delle norme vigenti”.
La pensione rinviata
È stato lo stesso Teresi a spingere per restare in servizio, ma i suoi capi non sono stati da meno. Lo confermano le conversazioni intercettate con Salvatore Lizzio e Duilio Alongi, direttori generali del dipartimento Infrastrutture e di quello Regionale tecnico che hanno sollecitato Teresi affinché restasse in servizio.
“Tu la domanda l’hai fatta?”, chiedeva Lizzio.“Falla subito. domani mattina vieni e la fai… fai la domanda per un anno no? Perché mettere il limite a un anno… io ti direi di farla fino a settanta anni, se poi te ne vuoi te ne esci”, gli suggeriva Alongi. In caso di accoglimento della richiesta Teresi avrebbe dovuto lasciare l’incarico di Dirigente del servizio 6 per essere assegnato a un ruolo di pari livello nello stesso assessorato “… per l’area quattro…” e cioè gli Affari generali, diretti appunto da Alongi che diceva: “Cosi noi chiamiamo la Funzione Pubblica domani stesso ciao…”).
Detto fatto ed è arrivato il via libera fino all’11 gennaio 2027. Il risultato è che nel suo ufficio in via Leonardo da Vinci faceva spesso tappa Vetro per consegnare, secondo l’accusa, tangenti. Il tutto filmato dai poliziotti e dagli agenti della Dia. Almeno tre le buste piene di soldi portate in assessorato per un totale di circa 40 mila euro.
Il dirigente, il boss e la corruzione
Il 20 agosto 2025 Vetro e Teresi si trovavano fuori dall’assessorato. Nei cellulari era stato iniettato un virus Trojan. Passò un uomo e li avvertì: “… c’è un soggetto che fa delle fotografie qua alla macchina pure…”. “… chi cazzo è?”, si chiedeva preoccupato Vetro. “Fai il giro… fai il giro… di là…”, diceva Teresi.
Vetro non aveva dubbi: “Chisto sbirro sicuro è”. In una successiva conversazione con il cognato, Antonino Lombardo, pure lui indagato e titolare della An.Sa Ambiente, la società che si era aggiudicata la commessa per ripulire dalla posidonia il porticciolo di Marinella di Selinunte, Vetro si poneva delle domande: “La cosa che non trovo il nesso è a Palermo… per dire che si accompagna con mafiosi… capito?”. Circostanza che il cognato definiva “la cosa più grave”.
Grave lo è stata per un altro indagato, il manager della Sanità Salvatore Iacolino, accusato di essersi messo a disposizione del boss di Favara e sarà interrogato venerdì. È indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione.

