PALERMO- Mentre andavo al Festino ho incontrato un marziano. Non pareva nemmeno un marziano. “Salve – si è presentato – sono un abitante del Pianeta Palermo”. Il Pianeta Palermo – gli ho chiesto di rimando – e dove cavolo è? “Si trova nella galassia di Alpha Arancina. Ne avrà sentito parlare…”. Come no!? “Ecco, io sono qui per fare una tesi di laurea su di voi, i palermitani abusivi dall’altra parte dell’universo. Dico abusivi, non si offenda, perché è pacifico che i veri e unici palermitani siamo noi. Noi abbiamo inventato le arancine al burro, le stigghiole e la mafia. Dunque, vorrei sapere di più dei vostri usi e costumi. Che fa, mi aiuti?”. Guarda – ho cercato di svicolare, passando pure io a un confidenziale ‘tu’ – se cerchi informazioni c’è un giornalista che sa tutto, ma proprio tutto di Palermo. Si chiama Daniele Billitteri. Io non sono degno di mangiare un panino con le panelle in sua presenza. “Lo so – ha risposto il mio interlocutore un po’ seccato -. Billitteri era già prenotato con i più bravi del nostro corso. Io sono il più scarso e mi hanno dato te”. Va bene – mi sono rasserenato – tutto torna. E come ti chiami? “Czfsge9yweyyeybubusettete. Ma ho scelto un nome per mimetizzarmi con la popolazione locale: Agatino Alfio”. Si vede che sei il più scarso. Forse sarà più opportuno Totò.
Quella che segue è la mera cronaca di una passeggiata per Palermo con Totò, l’alieno venuto dal Pianeta Palermo. Un dialogo nella sera del Festino.
Allora Totò, che vuoi sapere, da dove vuoi cominciare?
“Perché venite qui tutti insieme? Fa molto caldo. C’è un cattivo odore di frittura nell’aria, di arancina andata a male. Non è meglio stare a casa, al fresco, con un bel condizionatore intergalattico?”.
Sì, sarebbe meglio. Però, vedi, questo è l’unico momento in cui noi, i palermitani abusivi, ci ritroviamo. Di solito ce ne stiamo per conto nostro. Un grande palermitano abusivo coniò un motto: io non sto a Palermo, sto a casa mia. Ogni quattordici luglio organizziamo una specie di festa di paese. Il Cassaro, la Marina, le vie limitrofe: tutto diventa come una piazza. E ci strusciamo, salendo e scendendo.
“E vi piace?”.
No, alla fine, immancabilmente, rimpiangiamo di non essere rimasti in salotto con la tv accesa, l’anguria fresca, la partita della serie C cecoslovacca su Sky, con quel coso, il condizionatore inter…“
….galattico”.
Appunto.
“E quella nave con i palloncini cos’è?
Quello è il carro della Santuzza.
“So tutto della peste, del miracolo, anche se non ci credo molto. Un pochino ho studiato. Chi è per voi Santa Rosalia?”.
Non lo so davvero. Nessuno lo sa. Ognuno darebbe una risposta diversa. Per me è la santa che continua a fare il miracolo.
“Quale miracolo, scusa, non mi pare che ve la passate bene. Un po’ ho studiato. I negozi chiudono. Le case sono sfitte e vuote. Vi manca il lavoro. Vi manca praticamente tutto. Non sarebbe il caso di cambiare Santuzza?”
Vedi, amico della Palermo vera, il fatto è proprio questo. Siamo malati e non moriamo mai. Stiamo lì lì per crollare e restiamo sempre in piedi. Come lo definiresti se non un prodigio, un miracolo?
“D’accordo, mi hai quasi convinto. Chi è quel signore che sale un po’ a fatica sul carro e urla?”.
E’ Leoluca Orlando, il sindaco della città. Qui lo chiamano Ilsinnacollanno. Tutto attaccato.
“Orlando!? Sai, quando ero un piccolo marzianino e i miei genitori mi raccontavano le storielle della Palermo dall’altra parte della galassia, il sindaco era un certo Orlando. Il bisnonno, penso”.
No, è proprio lui.
“E come fa?”.
A fare che?
“Bè, un pochino ho studiato. Già essere una volta sindaco della Palermo abusiva è una prova terribile, da non augurare al peggior nemico. Due volte… Ma, ripeto, come fa?”.
Nessuno l’ha mai capito.
“E perché sta gridando? Cosa urla? Sta male? Vuole scendere?”.
Viva Palermo e Santa Rosalia! E’ compito del sindaco. E’ un augurio, è la riconferma di un patto.
“Un patto? C’entra mica la mafia?”.
Per una volta no. Noi continueremo a venire qui, tra puzza, caldo e sudore ogni 14 luglio. Poi acchianeremo a casa della Santuzza a settembre, quando c’è più fresco. Lei, in cambio, ci proteggerà.
“Chi sono questi bambini davanti al carro?”
Simboleggiano il futuro.
“Non sarebbe meglio occuparsi del presente?”.
Sì, amico alieno. E’ che il presente non possiamo permettercelo oggi. Costa caro. Perciò iniziamo a pensare al presente di domani. Cioè al futuro.
“Scusa, perché la Santuzza indossa il saio?”.
E’ il suo vestito. Alcuni la immaginano coronata e ricoperta d’oro, come una potenza del cielo. La vera Rosalia, invece, è una ragazza umile con i piedi scalzi e i capelli sciolti. Una del popolo. Una in mezzo a noi.
(a questo punto Totò, l’extraterrestre del Pianeta Palermo guarda le persone. La sua faccia così diversa e così simile alla nostra assume colorazioni accese al cospetto di due vecchi dai capelli bianchi, maestosi bellissimi. Fendono la calca del Cassaro con dolcezza. Lui si appoggia al pomello di un bastone. Totò non si trattiene più).
“Chi sono?”.
Sono gli abitanti della Palermo antica, quando eravamo un po’ meno abusivi di noi stessi.
“Cioè?”.
I palermitani antichi non erano migliori di noi. Hanno dato il via alla catastrofe. Però avevano il gusto dell’armonia. Stavano in palazzi con i soffitti alti e affrescati. Andavano al Massimo (no, non la canzone di Vasco) ad ascoltare i grandi cantanti dell’epoca. Avevano balconi con giardini curati. Parlavano alle piante. E le piante rispondevano. Sono cose che noi non possediamo più.
“E questi altri, così goffi e buffi, chi sono?”
Siamo noi, i palermitani contemporanei. Brutti, grassi e sudati. Rechiamo tracce deboli di un passato di meraviglie. Se ci guardi bene in viso, vedrai che sembriamo sfregiati. Ma sotto lo sfregio c’è una nobiltà di cui non siamo consapevoli.
“Insomma, non ci capisco più niente. Nella mia tesi cosa dovrò scrivere quando arriverò alle conclusioni? Potete salvarvi, oppure no?”.
Tu scrivi che siamo clandestini e abusivi in cerca di una speranza. Non sbaglierai.
“Cosa sono quelle stelle in cielo? Un pochino ho studiato. Però non le ho viste mai”.
Sono i fuochi d’artificio. Concludono il Festino. Quando brillano i fuochi, i palermitani di tutte le galassie si commuovono. E, chissà perché, piangono.
“Infatti, io sto già piangendo. Che strano, è la prima volta. E tu?”.
Sì, Totò, palermitano dell’altro mondo. Anche io.
