CATANIA – Da ‘concorrente esterno’ a boss mafioso. Da sconosciuto a capo provinciale, insignito – come sostiene l’accusa – dai vertici dell’’aristocrazia mafiosa’ catanese. In una terra dove Cosa Nostra si chiama Santapaola da sempre, però, la vertiginosa ascesa di Francesco Russo detto “Ciccio” non convince per nulla i suoi legali. L’avvocato Pippo Rapisarda, che assiste Russo assieme al suo collega Salvo Pace, ha impiegato quattro udienze per snocciolare tutti i punti della sua arringa.
Alla fine, dinanzi al Gup Maria Ivana Cardillo, alla difesa ha replicato il pm Raffaella Vinciguerra, prima che la difesa contro-replicasse nuovamente a sua volta. Poi il giudice ha deciso di rinviare tutto a fine mese. Venerdì 27 marzo, dopo l’apertura dell’udienza, si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza.
Pregiudicato, ma…
È un procedimento complesso. C’è da capire se davvero Russo, pregiudicato ma non per mafia (il concorso esterno è una fattispecie giurisprudenziale differente), a un certo punto ha portato davvero la classe operaia al potere. Per i mafiosi catanesi, prima di lui, infatti il capo sarebbe stato un membro dell’“aristocrazia mafiosa”. Pure lui era “Francesco detto Ciccio”, ma in quel caso si chiamava Napoli, parente di un parente di Santapaola. Ciccio Napoli è stato condannato a 20 anni in appello per quel presunto ruolo provinciale. Lui è nipote di Giuseppe Ferrera detto ‘cavadduzzu’, imparentato – come detto – con Santapaola. Anche per Napoli, va evidenziato, non vi è ancora alcuna sentenza irrevocabile.
Alcuni elementi delle arringhe difensive
L’arringa dei difensori di Russo, ritenuto un tipo “riservato” – così avrebbero deciso i vecchi del clan per provare a metterlo a riparo da eventuali delazioni, tentativo evidentemente fallito – contesta gli elementi dell’accusa. Tanto per cominciare Russo si è sempre professato innocente dall’accusa di essere un capomafia. E poi, secondo la difesa, le dichiarazioni di tutti i mafiosi che hanno parlato di lui sembrerebbero smentire questo assunto. Nessuno sembra provare quel rispetto tipico che si deve a un boss.
Addirittura, hanno evidenziato i legali, in un caso Russo – è un elemento dell’inchiesta – sarebbe intervenuto per vendicare uno sgarro subito. E lo avrebbe fatto in prima persona, armandosi di una mazza di baseball e aggredendo una persona. Un comportamento scarsamente compatibile, sostengono i suoi legali, con l’aplomb, con la ‘superiorità’ che avrebbe dovuto avere piuttosto un capo provinciale. Un capo semmai avrebbe ordinato l’intervento di qualcuno, non si sarebbe sporcato le mani. Secondo i legali, non ci sarebbe alcuna prova neanche di un’ipotetica affiliazione di Russo.
L’interrogatorio e la posizione degli Ercolano
Dal canto suo, Russo – quando è stato interrogato – ha respinto l’accusa. Sta di fatto che per la Dda di Catania, lui, si sarebbe mosso attraverso un emissario, ovvero Cristian Paternò. Anche per Paternò sono stati chiesti 20 anni, così come per Daniele Strano, ritenuto il capo della zona della stazione, per conto dei Santapaola.
Peraltro nell’ipotizzata attribuzione del titolo di capo, organizzatore, boss o coordinatore, sarebbe mancato l’assenso di una delle due parti della famiglia che comanda la mafia catanese. Quand’anche ci fosse stato, anche se la difesa questo elemento lo contesta, il via libera dei Santapaola, così non sarebbe stato per gli Ercolano.
Le ipotesi di cui è accusato
A una scorsa udienza, erano stati acquisiti i verbali di Rosario Bucolo, l’ultimo pentito di mafia di Catania, che ha parlato di entrambi i presunti capi. Inizialmente la difesa aveva chiesto di sentire il collaboratore di giustizia, poi si è optato per l’acquisizione dei verbali. “Dopo l’arresto di Napoli – ha fatto mettere a verbale Bucolo – era questo Ciccio Russo che aveva la reggenza della famiglia Santapaola. Io l’ho incontrato solo un paio di volte, evitavo di andare a parlare con Russo”.
L’accusa, per Russo, è associazione a delinquere di stampo mafioso con l’aggravante di essere capo e promotore della cosca. Per i pubblici ministeri, il ruolo di capo di Russo durerebbe dal 10 novembre 2022 “all’attualità” (cioè fino a quando non è scattata l’operazione Ombra). Tra gli imputati, figura pure Napoli.

