PALERMO – Le recenti modifiche al calendario delle prime comunioni hanno prodotto effetti che non riguardano soltanto le dimensioni pastorale e sociale, ma anche quella economica.
“Secondo le nostre stime – ha dichiarato il Presidente di Confimprese Palermo Giovanni Felice- elaborate su base demografica e sui livelli medi di spesa delle famiglie e degli invitati, nella sola città di Palermo il ridimensionamento delle celebrazioni e dei festeggiamenti ha generato un danno economico già stimabile in circa 20 milioni di euro nell’ultimo anno”.
“Si tratta di un impatto rilevante per un indotto diffuso e radicato nel territorio, – continua Giovanni Felice- che coinvolge prevalentemente piccole e microimprese: ristorazione, negozi di abbigliamento per cerimonia, fotografi, pasticcerie, fiorai e numerosi servizi collegati. Un sistema economico fatto soprattutto di attività locali che vive di stagionalità e che ha risentito in modo significativo del ridimensionamento delle celebrazioni”.
Secondo il Presidente di Confimprese Palermo, “le prime comunioni rappresentano inoltre un momento profondamente radicato nella tradizione delle famiglie palermitane, capace di rafforzare legami intergenerazionali e relazioni comunitarie. In un tempo in cui le occasioni di incontro familiare e sociale sono sempre più rare, queste celebrazioni costituiscono spazi preziosi di coesione e condivisione che vanno oltre la dimensione organizzativa dell’evento”.
Secondo i dati elaborati da Confimprese Palermo, in città si celebrano mediamente tra le 3.000 e le 3.300 prime comunioni l’anno, con una spesa complessiva che, considerando anche il contributo degli invitati, restituisce l’ordine di grandezza di un fenomeno che unisce dimensione religiosa, sociale ed economica.
“Non si tratta soltanto di numeri – insiste Giovanni Felice – ma di un equilibrio complessivo che riguarda famiglie, comunità e tessuto produttivo locale. Il danno economico che si è già materializzato merita attenzione e impone una riflessione condivisa, affinché situazioni analoghe non si ripetano in futuro.
L’associazione ricorda che già in precedenza erano stati espressi dubbi, in modo rispettoso e costruttivo, anche sulla piena efficacia pedagogica delle nuove modalità organizzative. Alla luce degli sviluppi registrati, si ritiene oggi opportuno avviare una valutazione attenta degli effetti complessivi del provvedimento, sia sul piano pastorale sia su quello sociale ed economico.
Anche per questo motivo, Felice ha scritto all’arcivescovo Corrado Lorefice, chiedendo che “la Diocesi mantenga aperto un dialogo di discernimento su queste scelte, affinché il cammino dei fanciulli verso i sacramenti possa restare progressivo, umano e fedele alla sapienza della tradizione” e auspicando che “che si possa aprire un confronto sereno e costruttivo con tutte le istituzioni coinvolte, per individuare soluzioni che tengano insieme le esigenze educative, la vita delle famiglie e l’equilibrio del tessuto economico locale”.

