PALERMO – Poteva andare molto peggio, poteva scapparci il morto nel raid contro il deposito di Sicily by Car in via San Lorenzo a Palermo.
La sventagliata di colpi, probabilmente di Kalashnikov, ha raggiunto una casa vacanze e una villetta. Nel quartiere c’è chi racconta che nel primo caso un proiettile ha trapassato l’infisso e si è conficcato nel tetto. L’immobile per fortuna era sfitto.
Nella vicina villa, invece, era in corso una festa privata. C’era tanta gente, ma per fortuna i proiettili si sono conficcati nei muri esterni.
I colpi esplosi contro la Sicily by Car
Si aggiungono nuovi particolari che rendono ancora più inquietante l’episodio della notte fra il 20 e il 21 marzo.
Il quadro è ancora poco chiaro, ma ci sono dei punti fermi. Ad agire è stato un commando di tre persone, arrivate intorno a mezzanotte a bordo di una Lancia Ypsilon nera risultata rubata. Una di loro ha scavalcato e il cancello per aprire quello pedonale e fare entrare i complici.
Una volta all’interno del deposito è partita la sventagliata di colpi. Il calibro dovrebbe essere 7,62 x 39, tipico delle mitragliette leggere da guerra.
Armi potenti e con una lunga gittata. La raffica ha danneggiato quattro mezzi parcheggiati, ma il raggio dei proiettili è stato molto più ampio fino a comprendere le abitazioni vicine. Un particolare che potrebbe lasciare trasparire una scarsa dimestichezza con questo tipo di armi.
Una volta usciti dall’aria esterna del deposito i tre sono fuggiti a piedi. Probabilmente la Lancia Ypsilon non è ripartita e i tre uomini sono stati costretti ad abbandonarla sul posto per non perdere tempo.
I colpi sparati nel rione Marinella
L’episodio va inquadrato in un contesto generale. Alcune settimane fa due o forse tre uomini hanno esploso dei colpi contro la saracinesca di un’attività commerciale del rione Marinella. Non hanno usato una pistola ma probabilmente un fucile oppure, ancora una volta, una mitraglietta.
Per escludere questioni di pizzo in entrambi gli episodi i carabinieri devono indagare a fondo. Soprattutto per la Sicily by Car. Non c’è stato un precedente avvertimento altrimenti è plausibile che il patron della società, Tommaso Dragotto, lo avrebbe subito denunciato.
A meno che non si debba ipotizzare che siano cambiate le modalità di intimidazione. I picciotti del racket prima alzerebbero il tiro per mettere paura e dopo avanzerebbero le richieste estorsive. Finora non fa parte del modus operandi a cui ci ha abituato Cosa Nostra.
Stessa cosa, però, si può dire per le bottiglie di benzina lasciate nel novembre scorso davanti ai ristoranti di Sferracavallo con l’esplicita richiesta di 5.000 euro di messa a posto oppure per le 11 barche distrutte dalle fiamme in un rimessaggio a Isola delle Femmine.
Un altro punto fermo e che in circolazione ci sono dei gruppi armati di giovani dello Zen. Cani sciolti che sfuggirebbero persino al controllo di Cosa Nostra.

