Quella buca, a pochi passi dal mare di Mondello, sarà sempre più forte della buona volontà di ogni sindaco. Ti accoglie, invariabilmente, con un ‘tonf’ di benvenuto. Ed è a suo modo folclore del luogo. Forse, andrebbe eretto un museo intorno, con gli ingressi, previo sbigliettamento.
Quella buca è stata, è, sarà lì. A dispetto delle migliori intenzioni, dei proclami, delle grida sindacali. Perché, appunto, è più forte. Sicuramente ogni sindaco ha desiderato la sua eliminazione. Ma lei appare intangibile, come un contropotere, come una richiesta di pizzo di imprecazioni, come un destino avverso. Bisogna, dunque, prenderne atto: a Palermo le buche vincono, i sindaci, al massimo, pareggiano al novantesimo.
Il sindaco, un ‘uomo solo’
Il sindaco di Palermo è un ‘uomo solo’, per definizione. Ogni sindaco. Conosce l’istante del trionfo nel momento dell’elezione, quando ha sorrisi, promesse di palingenesi, miracoli da mostrare. Poi, basta. Poi, scivola in un cono d’ombra, da cui è difficile riemergere. Perché il sindaco è uno, ma i guai tendono all’infinito.
Solo era Leoluca Orlando che, per un certo periodo, dopo una stagione di cose, ricadendo nel finale delle mere parole, riuscì a galleggiare sulla sua stessa retorica, prima di cedere il passo all’evidenza di uno sfascio.
Le bare insepolte dei Rotoli sollecitavano lo sdegno dei parenti dei defunti e dei pochi che sanno ancora indignarsi gratis? Il ciaffico era un caos? La città risultava indigesta, ingombra di munnizza? Luca tirava fuori un sortilegio dialettico, essendo un fine pensatore, come ha, una volta di più, dimostrato di recente su questo giornale. Non risollevò più nulla, ma per un po’ funzionò.
Solo è Roberto Lagalla che non è mai stato un oratore populista, casomai un apprezzato primo della classe accademico. Di conseguenza, l’acrobazia un po’ ruffiana e scintillante non sta nelle sue corde. Lui si misura sulle cose, al netto delle parole. E le cose – bisogna ammetterlo con franchezza – rimangono ingarbugliate, nonostante l’assiduo impegno.
Il secondo mandato e le polemiche
Spererebbe, il professore Lagalla, in un secondo mandato, proprio nella prassi di un percorso che richiede tempo. Lo avrà? Non sappiamo predire il futuro. Sappiamo, però, valutare lo scenario in atto, consueto per Palermo.
Palermo, infatti, perdona quasi tutto, tranne la solitudine e la perdita di potere. Alcuni segnali conducono alla specifica solitudine di questo sindaco, in una marea di solitudini trascorse e futuribili.
Perfino le feroci polemiche sul risultato dal referendum si aggiungono quali indicatori. Non tanto le critiche manifeste – e comprensibili – dell’opposizione. Quanto, specialmente, quel rummuliamento profondo – come definirlo altrimenti? – che il centrodestra cova da tempo nei confronti di una figura ritenuta, alla fine, ‘troppo civica’. Soltanto l’eco arriva sui giornali.
Il professore Leoluca Orlando sopravvisse politicamente perché, a un certo punto, ribaltò la sua stessa solitudine, in un capolavoro tattico, trasformandola in trincea. Che strada sceglierà il professore Roberto Lagalla, sindaco di Palermo, per scansare le buche, scongiurando il tonfo?
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