PALERMO – Il Movimento per l’autonomia sposa la tesi del mantenimento delle due fasce nel dibattito sulla riforma della dirigenza regionale. “La Sicilia ha bisogno di una dirigenza selezionata e adeguatamente formata, capace di affrontare con responsabilità e trasparenza il governo degli interessi pubblici e collettivi”, afferma Santo Primavera, deputato del gruppo Mpa-Grande Sicilia.
La riforma della dirigenza regionale
Intervenendo sul tema della riorganizzazione della dirigenza regionale, l’esponente Mpa spiega il punto di vista autonomista: “Una dirigenza articolata in due fasce è indubbiamente più coerente con un’Amministrazione che voglia fondare la propria organizzazione sul merito e su criteri oggettivi di selezione”.
Addio alla fascia unica
“Al contrario, una struttura su un’unica fascia – prosegue – avrebbe rischiato di ampliare in modo eccessivo e indistinto la platea dei potenziali destinatari di incarichi apicali, con il concreto pericolo di affidare funzioni di massima responsabilità anche a soggetti privi di un’adeguata esperienza nella gestione di strutture complesse”.
Primavera: “Abbiamo favorito il dialogo”
Il lavoro in commissione ha portato i suoi frutti e ora il governo sembra intenzionato a rivedere i piani iniziali che prevedevano una fascia unica. “Come Mpa abbiamo favorito un dialogo costruttivo con le organizzazioni sindacali, affinché si giungesse a una convergenza in sede legislativa per varare una riforma che allinea la Sicilia all’ordinamento nazionale, così come più volte auspicato anche dalla Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti”, aggiunge Primavera.
Il ddl sulla dirigenza regionale cambia ancora
Il parlamentare evidenzia inoltre un ulteriore intervento: “Con un apposito emendamento all’articolato in discussione intendiamo rafforzare la qualità della funzione dirigenziale della Regione Siciliana, introducendo un sistema strutturato di formazione continua, strettamente collegato ai meccanismi di valutazione della performance e al conferimento degli incarichi”.
Primavera, infine, richiama l’attenzione su un tema ancora aperto: “Resta da affrontare il nodo del riallineamento del trattamento economico, sia della dirigenza apicale sia del comparto non dirigenziale, agli standard previsti per i dipendenti dello Stato, in attuazione dell’articolo 14, lettera q, dello Statuto siciliano, oggi di fatto disatteso. Su questo punto è auspicabile una nuova e ampia convergenza, anche alla luce dello svantaggio competitivo che la Sicilia registra nella capacità di attrarre competenze qualificate, come dimostrano gli esiti degli ultimi concorsi regionali”.

