La lezione siciliana di Papa Leone e Mattarella

Mattarella e Papa Leone, la lezione sul potere che vale anche in Sicilia

Mattarella Papa Leone Sicilia
Perché quello che dicono riguarda anche i nostri politici

Sono due le figure che splendono, in un mondo di ombre, con una intensità destinata a rischiarare pure la Sicilia, oltre al resto. Papa Leone XIV, con la sua lezione morale sul potere, ha sottolineato la protervia di un contesto straordinariamente violento, avviando un discorso civile ad altissimo livello. Sarai il quasi onnipotente presidente americano, ma esiste un limite dato dall’onnipotenza della verità.

Il Presidente della Repubblica, il palermitano Sergio Mattarella, durante la sua esperienza ha cesellato orizzonti intellettualmente molto ampi, nel segno dei valori migliori. In tutti i passaggi, perfino quelli più critici, ne abbiamo apprezzato la non scontata – specialmente oggi – profondità.

Vogliamo ricordare un intervento presidenziale recente, durante un incontro con studentesse e studenti delle scuole di giornalismo. “Il potere, o quello cosiddetto tale, per chi ricopre ruoli di vertice nello Stato, nei sistemi sociali, può, in effetti, inebriare e far perdere l’equilibrio”, ha detto il Capo dello Stato, rammentando uno specifico episodio.

“Ma vi sono due antidoti – ha proseguito -. Il primo istituzionale, l’equilibrio tra i poteri, la distribuzione delle funzioni di potere dello Stato tra i vari organi costituzionali. Il secondo è rimesso alla coscienza personale, individuale, ed è una alta capacità di autoironia”.

Il differente richiamo di due giganti a chi gestisce il potere, per l’eterogenesi dei fini, ci chiama in causa, da siciliani. Specialmente nella sua accezione politica. Una definizione a vasto raggio in cui comprendiamo chiunque abbia un ruolo pubblico, anche di mera rappresentanza, su questo o su quel palcoscenico istituzionale.

L’invito esplicito all’equilibrio, alla sostanza, all’umanità dei potenti può diffondersi in altrettanti dettagli impliciti.

Essere un politico significa prestare attenzione alla questione morale, all’irreprensibilità degli atteggiamenti, a un riflesso della parola ‘legalità’ non legato esclusivamente ai codici. Aspetti che qui hanno somma rilevanza, tra storia e cronaca.

Un politico pensa al bene comune, non al piccolo interesse di fazione ed è disposto a subire una sconfitta, pur di affermare il principio.

Un vero politico non sfrutta la demagogia, per demonizzare gli avversari. Al contrario, valuta ogni evento con l’onestà intellettuale che dovrebbe contraddistinguerlo. Chi fa politica offre un servizio, non ingurgita privilegi, né utilizza la sua posizione per se stesso.

Un monito complessivo traspare nelle memorabili posture pubbliche di un grande Papa e di un grande Presidente della Repubblica. Ecco perché ci sembra che le rispettive lezioni e i debiti corollari, in Sicilia, risultino particolarmente calzanti. Soprattutto – ahinoi – per contrasto.

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