PALERMO – “Tutte le volte che l’ho visto è sempre stato educato… le cose giuste, ed è uno scaltrone… hai capito? Troppo scaltro”, diceva Antonino Marino sul conto del ragioniere Giuseppe Vulcano. Era l’uomo degli investimenti, suoi e di altri esponenti della mafia.
“… a noi ci deve dire come era combinato prima e com’è combinato ora, se ha cose in piedi se se la vuole sbrigare lui se continua se non continua”, spiegava Carmelo Sacco, nipote del capomafia di Brancaccio, Nino, arrestato in attesa di convalida assieme ai suoi interlocutori. La parola “prima” era riferita alla stagione in cui era vivo il boss emergente Giancarlo Romano, assassinato due anni fa allo Sperone.
Mafia e investimenti a Palermo, la mappa
La mappa degli investimenti è ancora in fase di decifrazione da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo che monitoravano Vulcano. Finora la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha sequestrato sette immobili, l’agenzia di pompe funebri “Anche tu mi lasci”, in via Messina Marine 451 b, una “Porsche Macan Gts”, la Sala Bingo Snai di via Messina Marine 449, la tabaccheria “Napoli Gaetana” (a cui Vulcano avrebbe fatto intestare anche la Porsche in realtà usata da Angelo Barone, coinvolto in un recente blitz) in corso dei Mille 941, il distributore di benzina “Texxaoil” di viale Campania.
Cugino della moglie del capomafia
I militari si sono imbattuti in Vulcano per la prima volta tra le pieghe delle indagini sul mandamento di Porta Nuova. Il ragioniere è cugino di Teresa Marino, moglie del capomafia Tommaso Lo Presti, per contro del quale avrebbe messo le mani su due ville, ma negli anni sarebbe diventato un riferimento anche per gli investimenti della mafia di altri mandamenti.
Pietro Tagliavia si spostava da corso dei Mille in via Montepellegrino dove c’è lo studio di Vulcano. Assieme a Sacco discutevano di “qualche pezzo di carta”, di una “persona, basta che è messa in regola sistemata” a cui avrebbero voluto fare intestare qualcosa in maniera fittizia e di soldi “che già gliel’ho dati io dalla tasca quelli”. Magari per comprare uno dei tanti immobili all’asta dopo avere fatto fuggire altri eventuali acquirenti.
L’agenzia di pompe funebri sarebbe in realtà intestata a Pietro Asaro e Maurizio Costa, altro due dei trentadue fermati nel blitz di carabinieri, poliziotti della Sisco e della squadra mobile. Non solo investimenti di mafia, ma anche base logistica per gli incontri. Ad esempio qui si videro l’anziano Giacomo Teresi e Carmelo Sacco per mediare il prezzo di un’estorsione.
Il ragioniere Vulcano intercettato
Senza sapere di essere intercettato Vulcano consegnava ai brogliacci degli investigatori il suo ruolo negli investimenti: “… andiamo per fare una casa a Brancaccio… prendiamo una casa… versiamo cinque mila euro… si va per sistemare la cosa e arrivano polizia… carabinieri… dove abitava Leo? Sopra l’ultimo piano…”.
Menzionava poi un’operazione immobiliare in via Messina Marine: “… facciamo un’altra operazione… scantinato Fogazza… io compro questo scantinato… la prima volta… ora io… verso i primi 7.000 euro d’acconto… lui non c’è… si prendono i 7.000 euro… non voglio perdere i sette …me li mette… altri sette io… non ci arriva a levare cento, si perdono i 7.000 euro… ne rimetto cinque… lui gli chiude il prezzo, lui a tutte cose…”.
L’elenco delle aste: “Sono a disposizione”
Parlava di Giancarlo Romano. “Altre cose in piedi ce ne sono?”, chiedeva Marino. “… io sono a disposizione di tutte cose”, diceva Vulcano. Che faceva l’elenco delle aste su cui aveva messo gli occhi anche se l’avvento delle aste telematiche aveva complicato le operazioni: garantendo la possibilità di rilancio via web e in forma anonima, non dava la possibilità di esercitare pressione su concorrenti sgraditi: “… ogni mese che passa è sempre peggio… perché arrivano ora telematicamente due puntunieri in pensione… si mettono là e cominciano a rilanciare”.
Si doveva cambiare strategia: “… si possono guadagnare i soldi, ma si devono fare in una certa maniera, che significa? Si trova uno scantinato… ci si dedica ad uno scantinato e si fanno i box, si trova una casa, si ristruttura una casa e si vende… ma se noi dobbiamo andare dietro l’asta… la cognizione l’hanno persa e non puoi fare niente perché se ti metti là sotto ne trovi tre e li fermi… poi telematicamente a chi fermi?”.
Quindi faceva la mappa degli immobili su cui avevano messo gli occhi con i riferimenti per individuarli: uno scantinato “sotto il negozio Eurocasa”, scantinati “sotto la gelateria Iceberg”, il “fallimento di tale Basile di Monreale”, “un palazzo dall’altra parte ia Messina Marine, appena esci dall’altra parte ci sono magazzini tutti malconci”, un altro scantinato “sotto il bar Cialda’s”.Il ragioniere era in fermento, fra le aste immobiliari e i ricchi patrimoni di uomini morti senza eredi.

