PALERMO – Fin dove si sarebbe spinto il ragioniere Giuseppe Vulcano? Una nuova pista arriva dalla perquisizione della sua abitazione. I carabinieri del Nucleo investigativo hanno trovato e sequestrato alcuni lingotti d’oro per un peso di poche centinaia di grammi, quasi 20 mila euro in contanti e dei timbri.
I soldi potrebbero essere l’incasso della sala bingo di via Messina Marine che è stata sequestrata durante il blitz dei giorni scorsi. I timbri impongono nuovi accertamenti che portano lontano dalla Sicilia. Alcuni sono riconducibili (veri o falsi, riprodotti o presi chissà come dagli uffici giudiziari?) al tribunale e alla Procura della Repubblica di Palermo, altri alle Procure di Milano e di Como.
Le parentele mafiose di Vulcano
Vulcano è stato arrestato nel blitz antimafia a Brancaccio, ma è cugino di Teresa Marino, moglie di Tommaso Lo Presti, capomafia di Porta Nuova. È stato il ragioniere con studio di consulenza in via Montepellegrino, non iscritto ad alcuni ordine professionale, ad occuparsi dell’acquisto e della ristrutturazione delle ville dove ha abitato e abita la famiglia Lo Presti.
Aste immobiliari ed eredità
Vulcano si era specializzato nell’acquisto all’asta di immobili pignorati. Secondo l’accusa, la prepotenza mafiosa avrebbe scoraggiato la partecipazione di altri concorrenti e il prezzo andava al ribasso. Avrebbe pure messo gli occhi e le mani sui beni di uomini facoltosi senza eredi arraffati grazie alla pubblicazione di testamenti falsi. Adesso gli investigatori dovranno fare una ricognizione anche delle compravendite in Lombardia.
Personaggio da “letteratura criminale”
Un “mafioso moderno e invisibile” lo hanno definito i pubblici ministeri. Il giudice per le indagini preliminari Lirio Conti, che ha convalidato l’arresto, parla di“protagonismo di Vulcano che richiama la memoria personaggi della cinematografia e della letteratura romanesca criminale e, cioè, gli appartenenti all’organizzazione mafiosa con lo specifico compito di reinvestire le risorse economiche del sodalizio e di gestire e risolvere svariate questioni e problematiche burocratiche di interesse degli associati”.
Risibile tentativo di difesa
Vulcano nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha spiegato di avere fatto solo ed esclusivamente il proprio mestiere. Il giudice lo bacchetta e parla di “risibile tentativo di manipolare molteplici acquisizioni investigative e di accreditare le sue prestazioni quale esercizio di attività pseudo tecnica al contempo cercando di derubricare i suoi qualificati rapporti con gli altri appartenenti all’associazione mafiosa come mero accidente determinato dai suoi legami familiari e dalle sue conoscenze di quartiere”.

