PALERMO – Marco Sambataro rinuncia definitivamente all’incarico di dirigente generale dell’ufficio speciale Autorità di audit della Regione Siciliana. Lo fa con una nota inviata al presidente della Regione, Renato Schifani, e alla Giunta.
Il caso Sambataro all’Audit
La decisione arriva dopo circa venti giorni dalla sospensione in autotutela dell’efficacia della nomina di Sambataro adottata dal governo regionale. La scelta della Giunta di sospendere ogni atto sulla nomina all’ufficio speciale Autorità di audit dei programmi cofinanziati dalla Commissione europea era stata adottata alla luce dei dubbi sollevati dal deputato regionale del M5s, Luigi Sunseri, e dai sindacati.
Chi è Marco Sambataro
Sambataro è un esterno all’amministrazione regionale. Laureato in Scienze politiche, è esperto in attività di programmazione, attuazione, monitoraggio, valutazione e controllo di programmi e progetti cofinanziati dall’Unione europea, oltre che in processi di negoziazione con la Commissione europea e nel settore della Cooperazione territoriale europea. Ha anche ricoperto il ruolo di coordinamento e direzione della struttura Segretariato congiunto del programma Italia-Malta.
I dubbi sulla nomina all’Audit
Secondo Sunseri e i sindacati del pubblico impiego, però, proprio il curriculum di Sambataro avrebbe potuto rappresentare un problema in termini di conflitto d’interessi. “Potrebbe finire a controllare gli stessi programmi che ha contribuito a mettere in piedi”, fece notare la Cisl Fp.
La difesa di Sambataro: “Su di me è stato montato un caso”
Per il diretto interessato “un caso mediatico e politico”, con “prese di posizione e contestazioni che hanno progressivamente alimentato un clima di forte delegittimazione” attorno alla sua persona e alla sua esperienza professionale.
L’addio definitivo all’incarico
La vicenda sarebbe stata affrontata dalla Giunta nelle prossime ore ma, a questo punto, per il governo non sarà necessario alcun ulteriore approfondimento. Il “mezzo passo indietro” della Giunta di sospendere l’incarico a Sambataro diventerà così definitivo. Sul tavolo, però, restano gli strascichi soprattutto nel rapporto tra il diretto interessato e la dirigenza regionale.

Il j’accuse ai dirigenti: “Difesa corporativa”
Il sospetto di Sambataro è che dietro ad alcune critiche, “presentate come esigenze di garanzia”, ci sia stata anche una “reazione di chiusura corporativa”. L’indice è puntato sulla dirigenza regionale che, a suo dire, non avrebbe accettato una posizione così apicale ad un esterno. Nessuna polemica con la decisione del governatore e della giunta regionale, il nodo sta nel rapporto con l’alta burocrazia della Regione.
La decisione di rinunciare all’incarico da parte del professionista non c’entra nulla con la legittimità di questo o sul presunto venir meno dei requisiti. “Nessuna acquiescenza” rispetto alle questioni sollevate sulle sue competenze e sul conflitto d’interessi. Secondo il mancato dg quei nodi, che furono rilevati anche dalla Cisl Fp, sono “insussistenti sotto un profilo strettamente giuridico”.
Sambataro poi sposta l’asse del suo ragionamento. Il fulcro è il rapporto tra amministrazione regionale, professionalità esterne e apparati dirigenziali. “Appare non coerente che tale apporto venga valorizzato quando funzionale alle esigenze operative dell’Amministrazione – evidenzia – e messo in discussione quando la medesima esperienza sia ritenuta idonea per l’assunzione di un incarico di responsabilità”.
Il ruolo degli esterni nell’amministrazione regionale
Critiche soprattutto sul sindacato dei dirigenti Dirsi. Sambataro si chiede il motivo di una reazione “con tanta fermezza” rispetto alla sua nomina. Il mancato dg ricorda infatti che la sua professionalità “per anni” è stata utilizzata proprio per affrontare “procedure complesse, risolvere criticità, sostenere uffici e portare avanti attività che l’Amministrazione doveva comunque realizzare”.
Da qui la domanda: “Perché quella conoscenza della macchina amministrativa è stata considerata un valore quando serviva a risolvere problemi, ma è diventata improvvisamente un elemento problematico quando avrebbe potuto tradursi in una responsabilità apicale? È forse il conferimento di un incarico di vertice a un esterno, competente e conoscitore dei processi amministrativi reali, ad avere generato preoccupazione in una parte dell’apparato dirigenziale?”.
Interrogativi che portano Sambataro a concludere: “La questione è se in Sicilia una professionalità esterna possa essere considerata indispensabile quando lavora nell’ombra per far funzionare gli uffici, ma diventi scomoda quando quella stessa professionalità viene riconosciuta dalla giunta regionale come idonea ad assumere un incarico di responsabilità”.

