PALERMO – A maggio 2019 gli agenti della squadra mobile denominarono l’operazione “Cuci e scuci”. Sarebbe bastato scucire del denaro, pagando tangenti, affinché alcuni funzionari del Provveditorato per le opere pubbliche di Palermo cucissero addosso all’imprenditore stati di avanzamento lavori generosi e al di là del reale valore.

Le condanne
Il 28 maggio scorso terza sezione penale, presieduta da Fabrizio La Cascia, ha condannato Carlo Amato a nove anni, Lorenzo Chiofalo a un anno, Giuseppe e Filippo Messina a 5 anni e 8 mesi ciascuno.
Le assoluzioni
Assolti Fabrizio Muzzicato (che ha anche avuto la prescrizione per un capo di imputazione), Franco Barberi, Giuseppe Pinto Vraca, Ignazio Spinella e Antonio Turriciano. Erano difesi dagli avvocati Giovanni Di Benedetto, Enrico La Grassa, Antonino e Giuseppe Reina, Mario Caputo e Nicola Nocera.
La denuncia dell’imprenditore
Erano funzionari del Provveditorato, imprenditori e professionisti. L’inchiesta nasceva dalla denuncia di un imprenditore che, dopo essersi aggiudicato i lavori di ristrutturazione di una scuola, si era rifiutato di pagare le mazzette ad alcuni dipendenti pubblici.
“Fatture gonfiate” per le tangenti
Secondo gli inquirenti, vigeva la cosiddetta “mazzetta rimborsata”: le vittime pagavano i funzionari corrotti, che con stati di avanzamento dei lavori, aumentavano le somme previste per gli appalti consentendo così all’imprenditore di riprendersi il denaro versato facendo ricadere dunque sulle casse pubbliche il costo della concussione. L’uomo chiave sarebbe stato il funzionario Amato.
Sotto i fari investigativi della Procura di Palermo era finito l’ufficio che si trova in piazza Verdi, a Palermo, che dipende dal Ministero dei lavori pubblici, che aveva il compito di vigilare sui cantieri finanziati con i soldi dello Stato.
Gli appalti sotto accusa
Le indagini riguardarono anche la costruzione di alcuni padiglioni universitari a Palermo, di appartamenti per le forze dell’ordine, della caserma dei carabinieri di Capaci, della Chiesa di San Benedetto e di alcune scuole a Centuripe, Nicosia, Casteldaccia e Sant’Alfio. Con il sistema dei cottimi fiduciari, dei lavori sotto la soglia obbligatoria per bandire una gara o degli interventi urgenti le procedure venivano semplificate. Funzionari e imprenditori ne avrebbero approfittato.
Oggi le condanne, il Tribunale non ha accolto tutte le richieste della Procura.

