"Nulla è stato fatto per le periferie di Palermo". Attentati e mitra, le voci del riscatto

Palermo, l’odore acre delle fiamme. Voci con la voglia di riscatto

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Le riflessioni di Patrizia Di Dio, Padre Antonio Garau, Doriana Ribaudo

PALERMO – L’odore acre della plastica bruciata dopo le intimidazioni alla Sicily by Car si staglia attorno al deposito di via San Lorenzo mentre le sirene dei carabinieri fermano otto sospettati per l’escalation delle ultime settimane.
“C’è forte preoccupazione – commenta la presidente di Confcommercio Patrizia Di Dio – ciò che colpisce è la platealità quasi maldestra da parte di chi non teme e non capisce che non rimarrà impunito”.

Palermo, le intimidazioni e il riscatto

Fiamme, bottiglie di benzina lasciate come avvertimento, l’ingresso della pizzeria Ulisse bruciato diverse volte. Palermo sembra essere tornata indietro.
“Abbiamo vissuto la fase stragista – continua Di Dio – la mafia resta sommersa, normalmente, questa platealità non capisco se sia un segno di dabbenaggine o una strategia, una sfida. Questo è quello che preoccupa, una sfida talmente alta e plateale lo Stato non può permettersela, dopo che ha vinto battaglie ben più importanti”.

“Difendere Palermo”

“Difendere le imprese a Palermo non significa solo questo, vuol dire difendere la città. Questi segnali così eclatanti sono la punta dell’iceberg di un magma che cova sotto, di portata più eclatante. Si espongono con le imprese ma chissà cosa si nasconde”. Patrizia Di Dio non è tranquilla e il suo è uno stato d’animo condiviso.

“Siamo tutti terrorizzati – continua ancora la presidente di Confcommercio – di solito noi viviamo molto tranquillamente, abbiamo subito cose drammatiche, ma la sensazione di pericolo qui a Palermo non si respirava. Io devo dire che la preoccupazione inizia a diventare quasi fisica, c’è un clima non esasperato, ma un’allerta che diventa anche personale”.

Palermo, la radice delle intimidazioni

C’è chi guarda oltre la colonna di fumo. Padre Antonio Garau è una figura chiave in ambito sociale a Borgo Nuovo.
Qual è la radice delle intimidazioni? “Stiamo pagando – spiega il sacerdote – lo scotto di non avere mai preso in considerazione la storia delle periferie di Palermo, dobbiamo dirlo chiaramente, non si è fatto mai nulla di concreto e io ne vivo l’esperienza. Borgo Nuovo da 20 anni è abbandonata, adesso con il progetto Caivano stanno facendo qualcosa, ma gli interventi sono solo sulle strutture e non sulle persone”.

Le persone, i giovani, la procura di Palermo ha eseguito 8 fermi, le piste che portano a intimidazioni e violenze sono numerose. Addiopizzo è stata, come molti altri, al fianco dei gestori della pizzeria Ulisse. L’associazione ha chiesto di puntare sulla prevenzione.

“I giovani – insiste il sacerdote di Borgo Nuovo – sono abbandonati dal mondo della politica, non sono mai stati educati al confronto, alla conoscenza storica, alla memoria, a guardare alle persone che hanno dato la vita per Palermo. La seconda cosa è che se non andiamo a dare delle risposte lavorative, di bellezza, se non andiamo a fare testimonianze sui posti di incontro, di interesse, verso gli uni e verso gli altri, è chiaro che questa diversità continuerà sempre a crescere”.

“Limitare la libertà di impresa è limitare la vita”

“Sicuramente non tira una bella aria, anche se queste intimidazioni hanno riguardato una parte della città, sembra essere catapultati a quando non ero ancora nata”.
Doriana Ribaudo è una imprenditrice del settore food attiva politicamente e socialmente. “Diversi commercianti che hanno vissuto gli anni ’80 – racconta Ridaudo – hanno paura di un ritorno al passato. Ma non dobbiamo permetterlo, ci aspettiamo dallo Stato azioni come quelle di stamattina, che hanno portato agli arresti, ci aspettiamo che attorno a chi denuncia si crei una cintura di protezione, perché queste persone quando chiudono le porte della propria attività sono sole”.
“Quando vuoi limitare la mia libertà di impresa è come se volessi limitare la mia libertà di vivere”, conclude.

Ripartire da Palermo, dagli ultimi

Padre Garau non si dà pace: “La cosa che mi fa più rabbia è il disinteresse, la disonestà negli interventi, non abbiamo una vera attenzione verso gli ultimi, questo mi fa rabbia, non ce ne frega niente, non lavoriamo per dare dignità al povero, per farlo uscire dalla propria povertà”.
Davanti agli occhi del sacerdote si presentano centinaia e centinaia di cittadini chiedendo qualcosa da mangiare. In questo contesto la criminalità facilmente attecchisce.

“I poveri devono uscire dalla povertà usando tutti i mezzi che ci sono. Bisogna condannare i politici che fanno ritornare indietro i soldi che servirebbero alla nostra terra e questo viene vissuto nella normalità. E Don Bosco lo diceva alle contesse e alle baronesse: ‘Aiutatemi a togliere dalla strada questi ragazzi, o torneranno da voi con i coltelli. È una reazione – conclude Garau – al disinteresse”.


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