Intervista a Ruggero Razza: centrodestra e Schifani

“Governo Schifani positivo, ma ha commesso un errore”: parla Razza

Razza Schifani
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La ricetta dell'europarlamentare di FdI per il centrodestra
L'INTERVISTA
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4 min di lettura

“Sono cresciuto nell’idea che la politica misuri la propria efficacia nella capacità di realizzare progetti. È una concezione della politica come buona amministrazione, nella quale la capacità di trasformare gli impegni in risultati rappresenta l’unico indicatore davvero concreto… Ci sono molti modi, anche profondamente diversi tra loro, per misurare il grado di affidabilità della politica. Oggi, complici i social network e l’imbarbarimento del confronto pubblico, sembrano prevalere le parole sui fatti. E non è mai un bene”.

Onorevole Ruggero Razza, come mai ha scritto questo post sulla sua pagina Facebook? A chi si rivolge? Con chi ‘ce l’ha’?
“Non ce l’ho con nessuno. Ogni lunedì ho deciso di scrivere una riflessione su un argomento specifico. Questa è la seconda. Il valore della politica come opportunità per produrre fatti concreti mi sta molto a cuore”.

D’accordo, l’europarlamentare di FdI è figura affidabile, nell’esercizio della schiettezza. Tuttavia, leggi quel post, osservi il caos organizzato in Sicilia, tra centrodestra e centrosinistra. E qualche domanda è lecito porsela…

Le cose più della retorica? Questo è il motto?
“Col governo regionale retto dal presidente Musumeci, di cui sono stato assessore alla Salute, abbiamo puntato sull’amministrazione, più che sulla politica. Era una critica che ci veniva rivolta: poca politica, troppa amministrazione. Ma per noi era la strada giusta, che ha premiato in termini di risultati. Aggiungo anche: pochi salotti e tanti no”.

La politica declamatoria che soverchia la concretezza, tra chiacchericcio e suggestioni, è un problema spiccatamente siciliano?
“Non direi, ma è vero che molte regioni sono andate più avanti, proprio perché si sono concentrate sulle cose da fare. Il governo di cui ho fatto parte ha sempre ritenuto che risolvere i problemi serve a non farli diventare emergenze. Un modo di agire che corrisponde alle azioni della premier Giorgia Meloni, che non si stanca mai di mettere al primo posto i risultati nei settori strategici, a partire dalla situazione economica determinata dalla stabilità”.

In Sicilia?
“Faccio un esempio, senza entrare nel merito delle contingenze partitiche e, anzi, tenendomene ben lontano: la nostra è l’unica regione in cui è il secondo mandato di un presidente non si realizza praticamente mai. Proprio perché la politica non punta sul lungo periodo. Mi pare un dato evidente”.

Ma qual è la sua valutazione sul governo Schifani?
“Positiva, in generale, anche per la grande sinergia con Roma. Ma con sincerità penso che non avere portato avanti alcune scelte amministrative del governo Musumeci sia stato un errore. Beninteso, è legittimo, c’è il diritto di cambiare. Però, forse, sarebbe stato meglio aggiungere nuovi progetti all’esistente e non ricominciare, in certi casi”.

A quale ambito si riferisce?
“Cito appena qualche settore. Alla sanità, dove si è ripartiti su molti aspetti. Ai finanziamenti di opere pubbliche avanzati dagli Enti locali. Ai termovalorizzatori: noi avevamo indicato la strada della selezione pubblica con finanziamento privato. Si è scelto, invece, di avvalersi del Fondo Sviluppo e Coesione. Ripeto: tutto assolutamente legittimo. Ma questo ha provocato dei rallentamenti. L’importante adesso è arrivare in porto, senza ripartire da zero. Negli ultimi nove anni di centrodestra la Sicilia ha compiuto passi avanti. Il governo Musumeci ha impostato un lavoro, per dire, che, con il governo Schifani, ha portato all’azzeramento del disavanzo. Ma alla salute dei nostri conti ha contribuito molto anche la politica espansiva realizzata grazie al governo Meloni”.

Eppure, il centrodestra siciliano è in fibrillazione, in Aula e sulla questione del prossimo candidato presidente. Come se lo spiega?
“La fibrillazione c’è sempre stata. C’era anche nel 2022. Poi la coalizione ha vinto col cinquanta per cento. Fratelli d’Italia punta sui contenuti. Ripeto: non voglio entrare nel merito delle polemiche, ma il commissario regionale, Luca Sbardella, e il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, stanno portando avanti un ottimo lavoro proprio perché impostato su obiettivi concreti. E poi ci sono tantissimi amministratori, anche non di FdI, che stanno facendo un lavoro egregio. Si può migliorare, si deve migliorare. Però, non facciamoci del male da soli! Anche perché allargare una coalizione non vuol dire cancellare quasi un decennio di buon lavoro”.

La sua ricetta per arrivare all’appuntamento elettorale in buone condizioni?
“Quello che dicevo: concentrarsi sulle cose da fare. Avendo anche l’umiltà di aprirsi ad ogni proposta. Penso anche alla sinergia con progetti europei importantissimi, come quelli sul diritto dei giovani di restare in patria, sull’insularità, sull’housing sociale. Questa esperienza in Europa, che spero possa impegnarmi ancora a lungo, mi ha consentito di capire che i più importanti risultati arrivano quando sono chiare le proposte, come ci è capitato sul Pnrr, sulla politica agricola e sull’immigrazione. Ecco perché secondo me anche in Sicilia bisogna cominciare a preparare il terreno sui contenuti, spersonalizzando dalla polemica sul nome dei candidati. Su cui non tocca a me esprimermi, perché questo è un compito dei partiti al massimo vertice”.

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