PALERMO- Il prodotto interno lordo (Pil) della Sicilia cresce nel 2025 dello 0,6%, lievemente superiore alla media nazionale (0,5%), ma in maniera meno intensa del 2024. E’ ciò che emerge dal rapporto annuale sull’economia della Sicilia pubblicato dalla Banca d’Italia, presentato oggi a Palermo.
Industria ed esportazioni
Dopo un primo semestre di crescita più vivace, la dinamica si è progressivamente indebolita nella seconda parte dell’anno. Nell’industria l’attività è aumentata lievemente. Le aziende con fatturato in crescita hanno prevalso su quelle che ne hanno registrato un calo. Le esportazioni di prodotti non petroliferi si sono incrementate, soprattutto per il contributo di quelle della cantieristica navale, dell’agroalimentare e dell’elettronica. L’interscambio di prodotti petroliferi si è invece notevolmente ridotto.
Aumenta la spesa
Nel 2025 la spesa degli enti territoriali regionali è cresciuta del 7 per cento, sospinta prevalentemente dalla componente in conto capitale, aumentata di quasi un terzo. La dinamica ha riflesso l’intensificazione degli investimenti relativi all’attuazione delle politiche di coesione e del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)”. E’ quanto si legge nel Rapporto.
“Le politiche europee, oltre alla realizzazione di opere pubbliche, hanno contribuito anche all’innovazione tecnologica delle imprese e al processo di transizione digitale degli enti locali, sebbene quest’ultimo presenti ancora dei ritardi rispetto al dato nazionale – prosegue il rapporto -. L’aumento della spesa corrente (3,7 per cento) è attribuibile a tutte le tipologie di enti. Le entrate sono aumentate. È proseguito il miglioramento dei saldi di bilancio degli enti territoriali, pur persistendo una maggiore diffusione degli squilibri finanziari dei Comuni rispetto alla media nazionale. La Regione ha conseguito il pieno rientro dal disavanzo registrando un saldo positivo”.
L’andamento positivo del mercato del lavoro ha sostenuto il reddito delle famiglie siciliane, secondo le stime della Banca d’Italia.
In presenza di un’inflazione lievemente più elevata dell’anno precedente, il reddito in termini reali è cresciuto dell’1%. La spesa per consumi in regione è aumentata dell’1%, in linea con la media italiana.
Finanziamenti alle famiglie
La crescita sostenuta dei finanziamenti alle famiglie, con una variazione su base annua del 3,7% (2,3% nel 2024) è stata favorita dall’accelerazione dei mutui abitativi, le cui erogazioni sono cresciute di oltre un quarto raggiungendo i 2 miliardi di euro.
L’andamento è principalmente dipeso dall’aumento della domanda di nuovi finanziamenti in connessione con l’espansione delle compravendite di abitazioni. La crescita del credito al consumo si è confermata sostenuta (4,8%).
Bene l’occupazione
Congiuntura positiva per l’occupazione in Sicilia nel 2025, che ha continuato a crescere (0,9%), anche se lentamente rispetto alla forte espansione registrata nel biennio precedente. Il tasso di disoccupazione si è ridotto dello 0,8% portandosi al 12,2% (6,1% la media nazionale); quello di lunga durata, riferito a chi è alla ricerca attiva di un impiego da almeno dodici mesi, è sceso di 0,4 punti, al 7,6% (3,1% in Italia).
Alla crescita ancora robusta del comparto del commercio, degli alberghi e dei ristoranti si è contrapposta una flessione nell’istruzione, nella sanità e negli altri servizi sociali, dopo il rilevante sostegno fornito nel biennio precedente. Nel complesso, le forze di lavoro tra i 15 e i 64 anni si sono lievemente contratte, riflettendo una diminuzione soprattutto tra i più giovani, solo in parte compensata dall’aumento tra gli individui di età compresa tra i 50 e i 64 anni. Il tasso di attività è rimasto pressoché stabile, attestandosi al 54,1%, su livelli ampiamente inferiori alla media nazionale (66,7%; 56,4% nel Mezzogiorno).
Più stabilità, ma i non occupati…
Aumenta però la stabilità delle posizioni lavorative. Tuttavia, non è aumentata la probabilità di trovare un impiego per i non occupati, e il divario con la media italiana rimane ampio. Nonostante la fase espansiva nella regione dal 2021, accompagnata da una più elevata stabilità delle posizioni lavorative, si osservano ancora significative difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro dei disoccupati e degli inattivi.
Impennata delle costruzioni
Impennata nel settore delle costruzioni grazie all’apertura di più cantieri per le opere pubbliche che hanno più che compensato la riduzione nell’edilizia privata.
Il valore aggiunto delle costruzioni è cresciuto, a prezzi costanti, dell’1,5%, le ore lavorate del 3,1%, sostenute dalle opere pubbliche, mentre gli investimenti degli enti territoriali sono aumentati del 34,5%. Volano le compravendite e i prezzi delle abitazioni.
Rallentamento nei servizi
Nei servizi, invece, da cui provengono i quattro quinti del valore aggiunto regionale, la crescita ha rallentato. Tra le imprese i casi di aumento del fatturato hanno sostanzialmente eguagliato quelli di diminuzione. Scatto in avanti delle presenze turistiche.
Il trasporto marittimo ha mostrato andamenti positivi nella movimentazione sia di passeggeri sia di merci; il comparto genera quasi il 4% del valore aggiunto delle società di capitali. Gli investimenti hanno mostrato una lieve ripresa beneficiando anche della riduzione del costo del credito.
L’incertezza derivante dal contesto internazionale condiziona le aspettative per l’anno in corso, con una netta prevalenza di aziende che prefigurano un calo dell’accumulazione di capitale.
I fondi del Pnrr
Ad aprile di quest’anno risultavano assegnati 12,6 miliardi del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) per interventi da realizzare in Sicilia o a favore di soggetti privati con sede in regione, l’8,6% del totale nazionale. E’ scritto nel rapporto annuale (2025) della Banca d’Italia.
In rapporto alla popolazione le risorse assegnate erano superiori alla media italiana (2.630 euro pro capite contro 2.471). Circa i due terzi delle risorse sono concentrate nei progetti dedicati alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica (missione2), alle infrastrutture per la mobilità sostenibile (missione 3) e all’istruzione e alla ricerca (missione 4).
I dati della Presidenza e dell’Anac
Secondo i dati dell’autorità nazionale anticorruzione (Anac) e del portale della presidenza del consiglio dei ministri dedicato al monitoraggio del Piano (Italia Domani), in Sicilia alla fine del 2025 le gare finanziate dal Piano, per lavori pubblici o per la fornitura di beni e servizi, erano circa 17.000, per un valore complessivo di 6,4 miliardi. Alla stessa data quelle aggiudicate ammontavano a circa il 75% del valore bandito.
Sulla base dei dati presenti sul portale Italia Domani, aggiornati a febbraio, per le risorse identificate da un codice unico di progetto, i pagamenti effettuati a valere sulle risorse del Piano per interventi in regione ammontavano a quasi 4,8 miliardi di euro, pari al 38,6% dei finanziamenti del Pnrr. Circa un terzo degli esborsi era concentrato nella missione 2, quasi un quinto nella missione 1. Quest’ultima contribuisce alla transizione digitale dei Comuni della regione e si contraddistingue per il più elevato stato di avanzamento dei pagamenti (57%) rispetto alle altre missioni.
Caldarella: “Imprese caute su investimenti”
“Il 2026 è un anno di incertezza, e questa incertezza induce le imprese ad una cautela su ulteriori investimenti, facendo emergere un atteggiamento di attesa”. Lo dice Milena Caldarella, direttrice della sede di Palermo della Banca d’Italia.
Presto svanirà l’effetto del Pnrr, ma nel frattempo, dall’analisi condotta da Bankitalia nel 2025, emerge che “l’attività economica in Sicilia è cresciuta dello 0,6% in misura leggermente superiore, rispetto all’Italia, ma con un rallentamento rispetto all’anno precedente – dice la direttrice – i settori economici non crescono tutti in modo omogeneo. C’è sicuramente una dinamica positiva che riguarda le costruzioni, trainate dal comparto delle opere pubbliche che compensano la flessione dell’edilizia privata. Cresce anche l’attività dell’industria, sia pure lievemente, ma è sicuramente un segnale positivo che va a letto anche in relazione a quello che è stato l’aumento, lieve, degli investimenti. Questo ci indica che le impresse hanno avuto una buona tenuta nel mercato. Gli investimenti – continua Caldarella – sono stati anche favoriti dalla riduzione del costo del credito”.
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Sull’occupazione, invece, anche se il tasso di disoccupazione si riduce dell’0,8%, fino ad arrivare al 12,2%, “dobbiamo tenere conto che siamo sempre al doppio della media italiana”, annota la direttrice.
Positiva la crescita del credito, “soprattutto dopo due anni di contrazione, il credito alle imprese cresce e questo si ricollega come dicevamo alla crescita degli investimenti si consolida e si rafforza il credito invece alle famiglie e soprattutto nella componente dei mutui”, conclude la direttrice della sede palermitana della Banca d’Italia.




