Gli scarafaggi sono tornati. Lo schermo si illumina. Dallo smartphone lampeggia una specie di messaggio in bottiglia. Si legge: “Non siamo tutelati. È come se gli scarafaggi stiano prendendo coraggio anche in altre parti della città. Al momento è solo una percezione. Che spero rimanga tale”.
Chi scrive è protetto dalla discrezione di una comunicazione privata: è giusto così. Ma riferisce uno stato d’animo pubblico, dunque rilevante, mentre ci avviciniamo alla commemorazione della strage di via D’Amelio, in una Palermo ripiombata nel cuore nero dei suoi incubi.

Gli scarafaggi sono tornati
Nella città redenta dal sangue dei suoi martiri, gli scarafaggi – i mafiosi, i picciotti e gli estortori – sono spuntati ancora una volta. Vogliono mangiarsi Palermo, pezzo per pezzo. La stanno divorando, mentre, tra gli imprenditori onesti, tra gli impauriti, corre sottovoce un’indicazione: ‘Basta, non ne possiamo più. Se continuano, chiudiamo’.
Scorre l’inquietudine, tra ‘Ulisse’, la pizzeria di Tommaso Natale sfregiata dalle fiamme dell’intimidazione, il ‘Brigantino’ di Sferracavallo, ferito dai colpi di kalashnokov, come il bar ‘Cherì, crovevia e confine tra lo Zen e il resto della città. Sono le attività di imprenditori travagghiaturi che hanno rischiato in proprio, garantendo posti di lavoro, e non si sono piegati. Il timore brucia, manda in fumo le speranze, come le macchine della ‘Sicily By Car’ di Tommaso Dragotto.

“La mafia come il terrorismo”
Una telefonata, stavolta citata con nome e ruolo. Fra’ Loris, cappellano dell’istituto penitenziario ‘Pagliarelli’, è nato allo Zen. Molti amici di infanzia li ha rivisti sotto i neon delle lunghissime gallerie, in carcere. Non ha pace, dopo una vita spesa a costruire il bene. Che continua. “Sono stato molto chiaro nell’ultima omelia – dice -. Chi fa il male, se è fortunato, viene arrestato. Altrimenti finisce ammazzato. Mi guardavano in silenzio, non volava una mosca”.
Loris riflette: “A Palermo la mafia ha ripreso campo ed è colpa dell’indifferenza, della noncuranza, della distrazione. Va combattuta come il terrorismo, perché incute terrore fra le persone perbene. Credo che non si sia compresa la portata di quello che sta accadendo. Gli ‘scarafaggi’, come li chiami tu, vogliono spadroneggiare, con la violenza e con l’arroganza. Controllano il territorio, sparano, si fanno vedere senza più imbarazzo. Si sentono invincibili. Cosa chiediamo alle istituzioni? La prevenzione. Invece, finora, la situazione è stata affrontata come se fosse ordinaria, quando parliamo di una emergenza”.

“I giovani avvelenati di Palermo”
Dalle figure più nobili della Chiesa giunge in soccorso una voce potente. Spicca il timbro di un arcivescovo, monsignor Corrado Lorefice, che non esita a esporsi in prima persona, andando oltre perimetri consolidati e rendite morali di comodo. Il consenso è attraversato, in certi angoli, da rabbiosi bisbigli. La verità può rendere impopolari.
“L’umanità degli oppressi ha molti volti – ha detto di recente ‘Don Corrado ‘ -. Ha il volto – prosegue – di tanti nostri giovani di Palermo, avvelenati da un’aria putrida, ammorbata dal mito dell’aggressione, dalla droga, dalla cultura del sopruso, dalla logica mafiosa”.

Il quartiere e l’abbandono
Esterno giorno alla Marinella. La macchina abbandonata, di cui abbiamo scritto, simbolo di una sconfitta generale, ieri, intorno all’ora di pranzo, stazionava sempre lì. Aveva tuonato il parroco, don Silvio Sgrò: “Il quartiere è abbandonato. Si formano continuamente discariche. Non interviene nessuno. Ci vorrebbero degli ispettori per sanzionare gli incivili. La gente butta immondizia, arrivando da fuori, dai paesi. La presenza dello Stato? La presenza del Comune? Lasciamo perdere…”.
Il degrado nasce dalla solitudine, dalla politica che raccoglie voti e se ne frega, dalla cura (quando c’è) dei salotti che esclude le periferie. Nell’assenza di rimedi, proliferano certi scarafaggi resistenti, in barba agli onestissimi residenti della borgata. Salgono su dalle discariche di munnizza che si riformano. Addentano. Feriscono. Regnano nel fetore. Li arresti. Eccoli nuovamente sulla scena.
Le parti brutte dello Zen e della Marinella sono coprotagoniste nella vicenda del racket. “C’è un esercito di picciotti che scalpita – ha scritto il nostro Riccardo Lo Verso -. Giovani delle periferie – Zen e Marinella – che seminano paura da mesi con le sventagliate di kalashnikov, gli incendi e le bottiglie di benzina. L’ordine è stato trasmesso, probabilmente bucando il sistema di controllo carcerario”.

Il Festino e via D’Amelio…
La città, vista da lì, appare lontana. La città si prepara al Festino e all’anniversario del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta. La città non sa, non risponde. Non ha capito cosa le sta davanti. Osserva da distanza di sicurezza, convinta di essere al riparo. Palermo commemora. Ma le parole rassicuranti non rassicurano più.
Cosa penserebbero i dottori Giovanni Falcone e Paolo Borsellino di questa Palermo alla deriva, stretta nella morsa di un orrendo e concretissimo sogno da cui non riesce a svegliarsi? Cosa c’è da festineggiare, facendo finta che basti consacrarsi alla luminosa Santuzza, per avere la coscienza ripulita? Di cosa dovremmo dirci lieti, intanto che gli scarafaggi si mangiano tutto, con il coraggio delle persone perbene risucchiato alla stregua dei babbaluci? Dov’è finita la speranza che Palermo sapeva incarnare?

‘Ulisse’, il ritorno a casa
Esterno notte a piazza Rossi. ‘Ulisse’ sforna le sue pizze a tema. La quattro formaggi diventa proprio ‘compagni di Ulisse’, nell’estro classicista del fondatore che qui ha trovato la sua Itaca, oggi minacciata. Santo, il titolare, prende il fresco. Accanto a lui amici veri che non lo lasciano mai solo.
“La nostra pizzeria-ristorante esiste da vent’anni – racconta Santo Girgenti –. Qui c’era un frantoio ormai dismesso. Questi luoghi, dove giocavamo da bambini, hanno gli odori della memoria. La gente mi dice che si sente a casa e noi ne siamo felici”.
“Dio vi benedica…”
Ci sono i ragazzi di Addiopizzo: non importa se hanno i capelli brizzolati. Il valore resta giovane in eterno. C’è il consigliere comunale Ugo Forello. Commenta la situazione: “Sì, sembra che Palermo sia tornata a tantissimi anni fa. Però, oggi, abbiamo risorse di consapevolezza. Qualcuno reagisce. Non siamo più impreparati”.
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Dalla zona d’ombra della piazza, sbuca una figura sopra un mezzo a due ruote. Sfreccia davanti ai commensali in uscita e dice: “Dio vi benedica…”. Infine, scompare nel buio.
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