PALERMO – “In merito alle tensioni verificatesi la sera del 19 luglio 2026 in Via D’Amelio, il Movimento delle Agende Rosse si rammarica del fatto che un coro nato da alcune delle variegate componenti sociali e studentesche, soprattutto giovanili, che partecipavano alla manifestazione, un coro che avrebbe potuto essere condiviso da tutti, anche dalla fiaccolata arrivata a tarda sera in Via D’Amelio, perché riecheggiante un grido – “Fuori la mafia dallo Stato” – da noi sempre sollevato e che ritenevamo condivisibile anche da questo corteo, abbia invece potuto essere interpretato come una provocazione”.
Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia, torna sulle tensioni del 19 luglio 2026.
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“Il Movimento delle Agende Rosse – aggiunge Borsellino – aveva però preso degli accordi con la Digos riguardo alla condivisione e al rispetto degli spazi e dei tempi delle diverse manifestazioni e, dato che gli accordi erano stati rispettati dalla controparte, si rammarica del fatto che questa iniziativa spontanea – che personalmente non critico nel merito ma nel momento – abbia potuto dare l’occasione, a chi forse non aspettava altro, per accusarci di non rispettare gli accordi”.
Salvatore Borsellino spiega anche che se lo avessero “fatto arrivare ai piedi dell’olivo all’arrivo della fiaccolata, come ho tentato di fare, sarei stato in grado di bloccare sul nascere queste iniziative, ma le forze dell’ordine, che peraltro hanno gestito egregiamente la situazione, non me lo hanno permesso e quindi non tutti hanno rispettato le nostre disposizioni che erano quelle di contestare i componenti del sistema di potere che si pone alla guida del corteo soltanto girando le spalle ed alzando l’Agenda Rossa”.
“Si è trattato di un difetto di comunicazione tra le varie realtà aderenti alla manifestazione del quale ci scusiamo e su cui sicuramente miglioreremo in futuro”, conclude.




