Difterite, con Anna Rosa è morta anche la pietà

La morte di Anna Rosa e della pietà

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Quasi nessuno ha avuto compassione per la famiglia di una bambina
PALERMO, LA DIFTERITE
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Da qualche parte, sui social, spuntano le parole affettuose, l’amore infinito e il cordoglio opprimente per Anna Rosa, dolcissima bimba di quattro anni, non vaccinata, positiva alla difterite, morta nel fiorire della sua vita. Mi ci sono imbattuto. Non so dire se sia il suo quel visino che brilla qua e là. Potrebbe essere come non. Ispirano tenerezza quei lineamenti delicati. Un sentimento offuscato dalla indicibilità di una perdita senza confini, se quel volto fosse davvero il suo.

Tracciano scene familiari, i frammenti in circolazione. Di compleanni, di feste, di sorrisi. Poi ci sono altre immagini listate a lutto. Qualcuno aveva pregato e invocato l’aiuto di Dio, prima che la bambina chiudesse gli occhi per sempre. Infine, è arrivata la notizia del dolore, con il suo ‘tutto è compiuto’.

bimba migrante morta

Quando abbiamo smesso?

Quando abbiamo smesso di avere pietà e perché? La parola assume un senso ‘polifonico’. Compassione, capacità di immedesimazione. Accoglienza dello strazio altrui, della fragilità a cui spettano riparo e protezione. Sensibilità nel comprendere che c’è un limite sacro, qualcosa che porta a non infierire. Siamo pietosi o non siamo viventi.

Quando abbiamo distolto lo sguardo dai sorrisi dei bambini, innocenti per definizione? Quando abbiamo trasformato il mondo nella spelonca di Hamelin, dove precipitare i sentimenti migliori, ammaliati dal suono del pifferaio di turno?

Un momento di pausa. Qui nessuno assolve, né condanna con sentenza definitiva: esistono i tribunali per questo. Non può esserci, ovviamente, alcuna indulgenza per chi tira i fili della galassia no vax, per oscurantismo. I deliri social ripetuti e diffusi producono lo spaesamento pericolosissimo dei più deboli.

I concetti restano semplici. I vaccini sono una garanzia della scienza medica. Non proteggere i più piccoli significa correre rischi che si trasformano in lacrime. Nel dettaglio di una vicenda atroce, ci saranno sviluppi. I genitori di Anna Rosa sono indagati per omicidio colposo. A loro volta hanno presentato una denuncia contro tre ospedali. Alcuni medici sono coinvolti nell’inchiesta. Qui le prime informazioni trapelate dall’autopsia.

C’è un’idea nitida, ravvisabile nei principii espressi più in alto. Ma stabilire l’esatta concatenazione di eventuali responsabilità personali è un compito che spetta agli organi competenti. Non si tratta di una sfumatura, siamo nella sostanza della ricerca.

Ma che scandalo certa politica che ha strizzato l’occhio ai complottisti e che, adesso, tace!

Padre Giovanni Giannalia

Il dolore immenso di due genitori

Un’affermazione, rispetto alle notizie ricevute, ci sentiamo di sottoscrivere. La mamma e il papà di Anna Rosa non volevano il male di una figlia che amavano. Volevano il suo bene assoluto. Sì, l’amavano profondamente. Padre Giovanni Giannalia, parroco dello Zen, lo ha detto, ha avuto il coraggio di dirlo: “Sono gran lavoratori e in questo momento vivono un dolore immenso. Sono persone che andrebbero solo seguite”.

Ribadiamo la vicinanza umana ai sofferenti. Ribadiamo che, qualunque sia il profilo definitivo dei fatti, la sub-cultura no vax rappresenta un allarme sociale, qualcosa che andrebbe (culturalmente) debellato.

Ha detto il dottore Toti Amato, presidente dell’Ordine dei medici di Palermo: Ogni denuncia ha diritto di essere esaminata e sarà la magistratura ad accertare se vi siano state responsabilità nell’assistenza prestata alla bambina. Ma non possiamo ignorare il dato centrale di questa tragedia: la difterite è una malattia prevenibile con la vaccinazione”.

Perché – rimane la domanda – non siamo più capaci di pietà? La rabbia per la morte di una figlia di Palermo, che sarebbe stata evitabile, secondo la cronaca fin qui disponibile, è istantanea. Però, non dovrebbe vietarci di abbracciare chi soffre. Non sono strade in contraddizione. Rabbia, pietà e bisogno di verità possono convivere nello stesso cuore, come accadeva, un tempo. Basta non legarsi al monocolore delle emozioni virtuali, immancabilmente a esclusione delle altre.

Renato Costa (foto di Roberto Puglisi)

L’inizio della deriva

Ho una convinzione, non solitaria, sull’incipit del peggio. Mi è capitato di raccontare il Covid. Ho conosciuto il dottore Renato Costa, tenace medico, con una visione tenacemente pubblica dei servizi, commissario a Palermo. La sua fede nella sanità ‘di prossimità’ sarebbe la chiave decisiva per cambiare il sistema. Un impulso che la politica, impegnata nella vigilanza dei suoi retrobottega, non ha colto.

Il dottore Alberto Firenze, attuale comandante dell’Asp di Palermo, già commissario a Messina, è anche lui un dirigente preparato e perbene, con la stessa impostazione di fondo. Se realizzerà un quarto dei suoi proponimenti, avrà impresso una svolta importante.

C’ero e ho visto. Non soltanto, purtroppo, la sofferenza di chi, non vaccinandosi, ammaliato da quei pifferai, si lasciava cadere nel gorgo di una fine orribile. Non solo le sfilate dei no vax, nel tentativo, disgraziatamente riuscito, di cancellare l’evidenza (i vaccini salvano).

Ho visto perfino il cinismo di coloro che, correttamente, si tutelavano. E che, talvolta, accoglievano la morte orribile di ogni non vaccinato alla stregua della dimostrazione di un teorema. Non tutti. Forse nemmeno molti. Tuttavia, alcuni avevano rinunciato alla prospettiva umana del dolore. Valeva anche al contrario.

Alberto Firenze, direttore dell’Asp di Palermo

Il sorriso di Anna Rosa

Non c’erano più le lacrime e il cordoglio. C’erano unicamente la ragione e il torto. Io l’ho visto, l’ho letto in numerosi passaggi social. Ho ascoltato chiacchiere intrise di aridità, ovunque. E credo che il nostro smarrimento sia cominciato lì, nei conteggi senza nome. Quando abbiamo disintegrato il contatto individuale con il prossimo, per sostituirlo con la cecità quotidiana della massa, rifugiandoci nell’assolutismo di un regno a misura delle nostre paure. La patologia dell’auto-isolamento dura tuttora. Non è stata la pandemia. Siamo stati noi.

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Anna Rosa ha chiuso gli occhi. Forse è lei che scorgiamo, tra le pieghe di Facebook, con la tenerezza e l’innocenza. Non ti dimenticheremo, dolce bambina. Il tuo sorriso resterà in eterno. Come il dolore che non riconosciamo più. La pietà sembra davvero morta. Un giorno – ne siamo convinti, tra disperazione e speranza – rinascerà.

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