PALERMO – Inizia il processo e c’è un intoppo per l’accusa. La lista dei testimoni della Procura di Palermo è stata esclusa perché presentata tardivamente. Accolta l’eccezione degli avvocati Ninni Reina e Chiara Monaco, difensori di Sergio Mazzola. I pubblici ministeri studieranno possibili contromosse, ma si parte senza i testimoni dell’accusa.
Davanti alla terza sezione del Tribunale si è svolta la prima udienza del dibattimento nato dall’inchiesta che ha coinvolto anche Totò Cuffaro. L’ex governatore ha patteggiato una condanna a tre anni per corruzione e traffico di influenze, mentre per una parte degli indagati è arrivata l’archiviazione.
Sotto accusa per corruzione restano l’ex direttore generale dell’azienda ospedali riuniti Villa Sofia Cervello, Roberto Colletti 8avvocato Massimo Motisi), il primario del Trauma Center di Villa Sofia, Antonio Iacono (avvocati Valentina Castellucci e Mauro Torti, presidente della commissione di esami), e Vito Raso (avvocato Marco Traina), storico collaboratore di Cuffaro. La vicenda è quella del concorso per la stabilizzazione degli operatori socio-sanitari. Dalle intercettazioni era emerso che Cuffaro ebbe in anticipo le domande e le girò ad una candidata che andò a trovarlo a casa.
A Mauro Marchese e Marco Dammone (difesi dagli avvocati Daniele Livreri, Laura Platino, Gennaro Siciliano e Virginia De Marco), un tempo alla Dussmann Service (non coinvolta nel processo), viene contestato il traffico di influenze nell’aggiudicazione di un appalto milionario da parte dell’Asp di Siracusa. Sempre per traffico di influenze sotto processo c’è l’imprenditore di Belmonte Mezzagno, Sergio Mazzola.
A quest’ultimo il reato viene contestato in concorso con Saverio Romano. Nei confronti del politico, nei giorni scorsi, è stata decisa l’archiviazione per la turbata libertà della gara di Siracusa, ma è rimasta aperta la parte che riguarda il traffico di influenze. Si attende ancora di conoscere le decisione della Procura, ma in ogni caso la vicenda deve passare dall’autorizzazione del parlamento.
Il faccendiere Ferdinando Aiello è l’unico che ha chiesto il rito abbreviato e la sua posizione sarà discussa a luglio.
Nella lista testi non accolta ci sono tutti gli investigatori che erano stati citati per spiegare in aula il contenuto delle intercettazioni e delle informative che restano agli atti del processo.
Salta anche la citazione dei testimoni Mario Parlavecchio (ex direttore generale dell’Ast), Angelo Barone, Maria Ilaria Dilena (era stata nominata alla guida della commissione degli esami ma poi le subentrò Iacono), Baldassarre Giarraputo (è stato commissario del Consorzio di Bonifica della Sicilia occidentale), Nadia Mammino, Daniela Faraoni (ex manager della sanità pubblica ed ex assessore regionale).
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La Procura ha ancora dei margini di manovra per recuperare almeno in parte i testi. Ad esempio alla fine del processo potrebbero essere ascoltati sulla base dell’ex articolo 507 (testimoni assolutamente necessari per decidere), ma sarà il Tribunale a valutarlo.
Un primo effetto è che il processo comincerà con l’esame degli imputati e dei testi della difesa (e non dell’accusa). Resta in ballo un altro tema, quello sulla utilizzabilità di alcune intercettazioni. Alla prossima udienza, fissata per ottobre, i pm presenteranno un elenco di quelle che vorrebbero utilizzare. La difesa replicherà, la decisione finale spetta al Tribunale.




