In un telegramma la prova | dell'imminente omicidio

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Le vittime dovevano essere Onofrio ed Emanuele Lipari, ritenuti responsabili dell'uccisione di Giuseppe Di Giacomo.

mafia, il blitz di palermo
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PALERMO – “Caro Gianni la salute del bambino tutto bene, in un unico abbraccio ti siamo vicini”. E’ il testo del telegramma, apparentemente innocuo, con cui Marcello Di Giacomo, fratello del boss detenuto Giovanni comunicava al familiare che tutto era pronto per la vendetta del terzo fratello, Giuseppe, ucciso il 12 marzo scorso a Palermo. Il particolare emerge dall’inchiesta Iago che oggi ha portato al fermo di 8 mafiosi del clan di Porta Nuova. Il telegramma è del 17 aprile e ciò, per gli inquirenti, prova come il progetto di morte fosse attuale. Tanto da indurre gli investigatori a disporre il fermo d’urgenza degli indagati. Le vittime dovevano essere Onofrio ed Emanuele Lipari ritenuti responsabili dell’uccisione di Giuseppe Di Giacomo. Da intercettazioni in carcere è emerso inoltre che il clan di Porta Nuova aveva la disponibilità di armi: un revolver calibro 38, una pistola calibro 9, un fucile a pompa e una mitraglietta.

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