“Ai fini di una completa e corretta informazione, Le rappresentiamo che la sig.ra Russo Anna, citata nel predetto articolo, è stata licenziata per insubordinazione dal datore di lavoro, Miceli Daniela (già legale rappresentante pro tempore della Carisma S.r.l.); licenziamento che, a seguito di impugnativa da parte del dipendente, è stato ritenuto legittimo con sentenza del Tribunale, sezione lavoro, di Palermo, ormai passata in cosa giudicata.
La Russo, peraltro, in passato, allorquando era ancora dipendente di un’altra società del Gruppo, a dispetto delle vessazioni psicologiche che, a suo dire, avrebbe subito sul luogo di lavoro, si era resa protagonista, unitamente al marito Barrovecchio Domenico, di una vicenda dalla quale è scaturito un processo penale avente ad oggetto la falsificazione di tre buste paga rilasciate dal datore di lavoro, Mooving S.r.l., allegate alla richiesta del mutuo bancario per l’acquisto di una villa con piscina in Monreale. Ad esito del processo, il Tribunale, sez. III^ penale, di Palermo, pur dichiarando la prescrizione del reato, ha ritenuto, contestualmente, la falsità dei predetti documenti.
La Russo, poi, è attualmente indagata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo sia per concorso negli stessi reati di estorsione contestati a Miceli Pietro, che di calunnia in danno di Miceli Daniela, con riferimento proprio ai fatti citati nell’articolo del 27 febbraio 2015.
Si evidenzia, inoltre, che gran parte dei dipendenti, escussi a seguito della denuncia della Russo, ha dichiarato di non avere mai avuto alcun rapporto con Miceli Fabio Massimo, Venezia Marcello e Miceli Pietro; tanti altri dipendenti, escussi in sede di indagini difensive, hanno categoricamente escluso la sussistenza di differenze retributive e di minacce da parte del datore di lavoro.
Ed ancora, per quanto riguarda il riferimento ad un <<impero da milioni di euro tra punti vendita Benetton, Sasch, Geox, Golden Point ed Oviesse, che ha permesso all’imprenditore di dar vita ad un giro d’affari sfociato anche nell’acquisto del palazzo di via Ruggero Settimo in cui si trovano la Mondadori ed il negozio d’abbigliamento “H&M”, di cui riscuote l’affitto>>, precisiamo come l’accostamento delle operazioni immobiliari alla vicenda oggetto del processo abbia potuto erroneamente ingenerare nel lettore anche soltanto il dubbio che l’ipotizzato profitto (differenza retributiva) sia stato utilizzato per la realizzazione di tali investimenti.
Nulla di tutto ciò emerge dagli atti processuali, essendo state le suddette operazioni interamente finanziate con il ricorso al credito bancario e, in particolare, l’acquisto del palazzo di Via Ruggiero Settimo con un leasing, i cui canoni finora sono stati corrisposti con gli introiti derivanti dagli affitti citati nell’articolo.
Certi che il contributo difensivo oggi offerto possa trovare il medesimo risalto attribuito all’articolo già pubblicato”.
(avv. Gianfranco Viola)(avv. Massimo D’Angelo)

