"Affido familiare, il Comune| vuole chiudere il centro"

“Affido familiare, il Comune| vuole chiudere il centro”

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L'associazione: “Che fine faranno le centinaia di minori ospitati nelle comunità? Sembra che tutto remi contro l’affidamento familiare”. La replica dell'assessore: "La situazione è migliorata".

PALERMO – Scarso interesse dimostrato dal Comune di Palermo nella promozione dell’affido familiare e tentativo di smantellare il Centro Affidi mascherato da rotazione del personale senza, però, provvedere ad un reale rimpiazzo dell’organico trasferito. Eppure, in questi ultimi anni, il Centro ha svolto al meglio delle proprie possibilità il compito per cui esiste, nonostante la mole di lavoro e la carenza di personale. Presupposti, questi ultimi, che non favoriscono l’aumento degli affidamenti, costringendo centinaia di bambini a molti anni di vita comunitaria. Ad oggi, però, quella del Centro Affidi pare l’unica figura istituzionale in grado di garantire i rapporti di fiducia instaurati tra operatori e famiglie – sia quelle d’origine, sia quelle affidatarie – per competenza ed esperienza. Sulla intenzione, da parte del Comune, di non avvalersi più dei servizi del Centro Affidi di piazza del Noviziato punta il dito l’Afap Onlus, l’Associazione famiglie affidatarie che da anni – in maniera del tutto volontaria – si occupa di promuovere la pratica dell’affido. “L’istituto dell’affidamento familiare – spiega Giuseppe Sortino, presidente dell’Afap – è stato sempre considerato dall’amministrazione comunale la cenerentola degli interventi, nonostante l’innegabile opera di prevenzione sociale che negli anni ha svolto. I segnali di disinteresse ci sono tutti: pianta organica carente, trasferimento del personale senza un adeguato ricambio, mortificazione dell’opera degli affidatari con l’assegnazione di un contributo molto al di sotto della media nazionale (250 euro al mese contro i 600 euro di altre città d’Italia), nonostante la Regione Siciliana individui come soglia minima mensile di contributo per le famiglie affidatarie, indipendentemente dal loro reddito, una quota di almeno 400 euro mensili, cifra da ridefinire annualmente in base alle variazioni Istat sul costo della vita”. “Eppure – precisa il presidente dell’Afap Onlus – incrementare l’affido significherebbe ottenere, per le casse comunali e, quindi, per tutta la società palermitana, un notevole risparmio, considerato che un bambino in comunità costa all’ente pubblico più di 70 euro al giorno, a fronte degli 8 euro circa al giorno che il Comune assegna ad ogni famiglia affidataria. Morale della favola, ogni minore affidato consentirebbe al Comune di risparmiare 62 euro al giorno. Basta moltiplicare per le centinaia di minori ospitati nelle case famiglia e il conto è presto fatto: i bambini ospiti delle case famiglia di Palermo costano alle casse comunali – e, quindi, ai cittadini – 14 milioni di euro ogni anno”. “Sembra che tutto remi contro l’affidamento familiare – continua Sortino -. La pratica dell’affido, invece, andrebbe promossa, rivalutata e rilanciata, così come previsto dalla Gurs 11/2005 che spiega che “<investire economicamente sull’affidamento familiare non vuol dire solo aumentare il contributo a favore delle famiglie affidatarie per sollevarle dagli oneri derivanti dal mantenimento di un minore al quale sono tenute, ma significa riconoscere il grande rilievo del ruolo sociale che esse rivestono in questa fase, nonché l’importante lavoro educativo e di cura che esse svolgono nei confronti del bambino o del ragazzo che hanno accolto>”. “Pertanto – conclude l’Afap – chiediamo all’assessore alle Attività sociali Ciulla e al sindaco Orlando di rivedere la decisione di smantellare il Centro Affidi, assegnando personale sufficiente alla enorme mole di lavoro da svolgere, alleggerendo il carico di lavoro del Centro Affidi con l’assegnazione degli affidi parentali ai servizi sociali territoriali e migliorando la qualità del servizio reso ai minori e agli affidatari con un incremento adeguato del contributo previsto per legge”.

LA NOTA DELL’ASSESSORE CIULLA
“Sono molto dispiaciuta e sorpresa per le dichiarazioni rilasciate oggi da alcuni esponenti delle famiglie affidatarie, perchè la situazione dell’affido familiare a Palermo è migliorata in modo evidente negli ultimi anni grazie all’impegno di questa Amministrazione. I numeri parlano molto chiaro: nel 2011 i bambini affidati erano 222, di cui soltanto 65 in affidamento al di fuori della propria famiglia. Oggi i bambini affidati sono complessivamente 256, di cui 110 all’esterno del proprio nucleo familiare. In più, abbiamo formato circa 100 nuclei familiari che sono pronti ad accogliere altri bambini. Accanto a questo, non possiamo non sottolineare il grande impegno economico dell’Amministrazione: nel 2011 solo il 44% del fabbisogno economico era garantito dal Comune (140 mila euro); oggi il 99% del fabbisogno economico, nonostante l’aumento del numero dei bambini affidati, è coperto dall’Amministrazione comunale con un impegno di 500 mila euro. Inoltre, siamo in attesa dell’approvazione di un Centro affidi distrettuale che potrà ulteriormente sostenere quest’importante servizio, non solo a Palermo, ma anche in tutti i comuni del Distretto. Infine, la presunta polemica sulla rotazione del personale è del tutto fuori luogo perchè questo è un obbligo previsto dalla legge contro la corruzione, a cui l’Amministrazione non vuole e non può sottrarsi. Anche in considerazione della delicatezza del lavoro svolto da questo personale, come ho personalmente confermato il 9 maggio alle famiglie ed agli stessi operatori, faremo in modo che la rotazione avvenga tenendo presenti le necessità del settore e soprattutto quelle dei bambini affidatari, con un percorso di affiancamento per un adeguato trasferimento del know how. Proprio in questi giorni ho incontrato insieme alla dirigente del settore, tutti gli operatori coinvolti ascoltando le loro proposte, raccogliendo i loro suggerimenti e valutando insieme dei percorsi per il miglioramento anche del rapporto tra tutte le istituzioni coinvolte e per incentivare la procedura di affido, come prima opportunità per i bambini e le bambine che vengono allontanati dalle proprie famiglie di origine per gravi motivi”.

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