L'estate calma della giustizia | Cga: non si lavora un giorno su tre

L’estate calma della giustizia | Cga: non si lavora un giorno su tre

L’estate calma della giustizia | Cga: non si lavora un giorno su tre

Tra giugno e settembre la media delle assenze nel tribunale amministrativo siciliano di secondo grado supera il 30 per cento.

PALERMO – Sta per iniziare la calma estate del Cga. I mesi, cioè, nei quali i ritmi di lavoro, nella sede del Consiglio di giustizia amministrativa siciliano calano repentinamente. Un crollo che ricalca, seppur in maniera inversamente proporzionale, dirà qualcuno, le temperature dell’Isola, che toccano i propri picchi proprio tra giugno e settembre. Ecco, in quei quattro mesi, negli uffici che rappresentano il secondo grado della giustizia amministrativa siciliana, non si lavora un giorno su tre. Tra ferie, malattie e assenze non meglio precisate.

Un giorno su tre i dipendenti (non è meglio chiarito se si tratti solo degli impiegati o anche dei giudici) non vanno a lavorare. E non è una diceria maliziosa. È il dato che emerge dalla “sezione trasparenza” della giustizia amministrativa. Che riporta, come del resto impone la legge agli uffici pubblici, anche la pubblicazione del tasso di assenze.

Gli ultimi dati, ovviamente, appartengono al 2015. E ci possono però già dare una sorta di “previsioni del tempo” speso dentro gli uffici del Cga. Chi, insomma, avrà a che fare con i tribunali amministrativi di secondo grado, sappia che nel giugno scorso il tasso di assenza si è attestato al 23,81 per cento. Un giorno su quattro, in questo caso. In un mese in cui il lavoro dovrebbe essere febbrile, specie in vista delle incipienti ferie. Sarà così nel resto d’Italia, qualcuno obietterà. In realtà non è così. Anche se il confronto è persino difficile da compiere.

Perché? Semplice: in Italia non esistono altri Cga, vera specialità della Sicilia che vanta il “lusso” di un organo tutto suo, mentre nel resto d’Italia lo stesso ruolo è svolto dal Consiglio di Stato. Lo prevede lo Statuto siciliano, all’articolo 23, sebbene originariamente fossero previste solo delle articolazioni territoriali del Consiglio di Stato. Una specialità incomprensibile persino per il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, che ne ha proposto la soppressione: “Bisogna assicurare – ha spiegato – uniformità di giudizio in tutta Italia, pertanto dopo le sentenze del Tar Sicilia, sia il Consiglio di Stato a decidere eventuali ricorsi in appello”. E sotto il profilo della presenza a lavoro, il Cga sembra in qualche modo confermare gli stereotipi negativi sui dipendenti pubblici meridionali.

I costi della giustizia amministrativa

Quanto costa la macchina della giustizia amministrativa italiana? Consiglio di Stato, Cga e Tribunali amministrativi pesano per oltre 230 milioni di euro l’anno. Oltre 160 milioni solo per il personale (magistrati e impiegati). Mentre in tutta Italia i tribunali amministrativi e i loro uffici vanno in affitto in locali che costano oltre 13 milioni di euro l’anno.

Non si lavora un giorno su tre

Così, dicevamo, i confronti sono solo indicativi. E per insiemi non esattamente omogenei. Ad esempio, riguardo al personale. Il Cga siciliano può contare su un organico di 33 dipendenti. Un confronto può essere operato col Consiglio di Stato, dove lavorano invece poco meno di cento persone suddivise in sei sezioni. Lì le assenze medie a giugno superano di poco il 20 per cento. E un altro confronto si può compiere con gli altri Tribunali amministrativi d’Italia. A Napoli, ad esempio, nello stesso mese le assenze sono appena del 10,84 per cento, a Bologna il 12,7, a Milano il 14,76 per cento. Insomma in qualche caso le assenze ammontano a meno della metà di quelle del Cga siciliano. Il Tar di Roma, invece, è tra quelli che si avvicina alle percentuali isolane e in qualche caso le supera.

E tutto sommato, tra i mesi “estivi”, giugno è quello – stando ai dati del 2015 – con la maggiore presenza in servizio al Cga. Perché ad esempio a luglio dell’anno scorso, le assenze hanno superato il 30 per cento (30,14%), mentre al Tar di Napoli e di Milano erano appena sopra il 18 per cento. E mentre in nessuna delle sei sezioni del Consiglio di stato si supera la (comunque ragguardevole) soglia del 29 per cento.

Agosto, poi, è il mese di vacanza prediletto. Per i giudici, è un mese “bianco”, visto che udienze e camere di consiglio, in genere, si fermano a luglio, lasciando il mese successivo interamente alle ferie (come emerge dal calendario delle udienze camerali del Consiglio di Stato). Al Cga le assenze stavolta sono superiori addirittura alla metà dei giorni teoricamente lavorativi: le ferie, insomma, portano il tasso d’assenza al 56,57 per cento. Dati che stavolta ricalcano quelli del “cugino romano”, cioè appunto il Consiglio di Stato, mentre sono di gran lunga superiori a quelli dei Tribunali amministrativi di Napoli (31,86%), Bologna (37,14%) e Milano (44,76%). Le assenze tornano poi a livelli più sopportabili a settembre: ma siamo comunque a un giorno su quattro. Nel Cga infatti il tasso d’assenza è del 23,55 per cento. Ma anche in questo caso, il Consiglio di Stato non è da meno. È l’estate calma della giustizia amministrativa.

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