PALERMO – La Procura chiama e il Comune risponde. Il tema, stavolta, riguarda l’abbattimento delle case abusive, riconosciute ormai come tali e che andrebbero demolite ma che, per le ragioni più diverse, restano invece in piedi. Un tema su cui i magistrati, qualche tempo fa, hanno tirato le orecchie a Palazzo delle Aquile: procedure troppo lente, tanto che è anche cambiato il dirigente di settore.
Lo scorso gennaio la giunta Orlando aveva approvato un atto di indirizzo sulla procedura di acquisizione e definizione dei criteri per l’individuazione degli immobili per l’eventuale riconoscimento del prevalente interesse pubblico, inviato in consiglio comunale. Ma la Procura generale ha “recentemente inoltrato puntuali richieste sulle esecuzioni”, come si legge nella nuova delibera, tanto che Orlando e Arcuri hanno deciso di chiarire “alcune criticità e definire alcuni aspetti in materia”.
Il 16 giugno c’è stata una riunione fra burocrati ed è stata ridisegnata la mappa delle competenze per rendere le procedure più snelle: all’area amministrativa competerà l’ingiunzione al proprietario dell’immobile abusivo di demolizione; passati tre mesi i vigili dovranno verificare lo stato dei luoghi; nel caso in cui l’immobile abusivo sia ancora in piedi, l’area amministrativa attiverà la Pianificazione territoriale, il Bilancio e il Patrimonio; al Patrimonio toccherà inventariare il bene e richiedere l’indennità di occupazione. Poi l’edilizia pubblica si occuperà della demolizione, mentre all’area amministrativa spetterà il recupero delle somme. Tutto questo varrà nel caso in cui l’abuso contrati con rilevanti interessi urbanistici e ambientali. In caso contrario, gli uffici dovranno verificare i requisiti al diritto di abitazione ed elaborare una relazione per il consiglio comunale che dovrà decidere.

