Cuffaro, il carcere, il dolore: | "Ho assistito a sette suicidi"

Cuffaro, il carcere, il dolore: | “Ho assistito a sette suicidi”

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L'incontro. Con la partecipazione dell'ex governatore.

PALERMO – “C’è una grande ipocrisia sulle carceri, ci vantiamo di non avere la pena di morte quando i suicidi che si registrano in cella sono il triplo rispetto ai decessi dei Paesi in cui vige la pena di morte. Nel mio braccio ho assistito a sette suicidi, l’ultimo aveva scontato 25 anni e gli mancava solo un anno per uscire. Adesso però le celle si chiamano ‘camere di pernottamento’, il prossimo problema lo risolveremo chiamando i detenuti ‘diversamente liberi'”. A parlare, non senza ironia, è l’ex governatore siciliano ed ex detenuto Salvatore Cuffaro a un incontro al carcere minorile Malaspina di Palermo organizzato dall’ordine dei giornalisti di Sicilia, al quale hanno partecipato anche il direttore della struttura Michelangelo Capitano, l’avvocato Nino Caleca e il presidente Odg Sicilia, Riccardo Arena.

Cuffaro tra l’altro ha avuto qualche problema ad accedere, non avendo con sé il documento di identità. Tema dell’incontro, il diritto all’oblio e il ruolo dei media nel tutelare i diritti della persona e la privacy. “Non possiamo confondere il diritto all’oblio con la facoltà di poter cancellare le cose che non ci piacciono – ha detto Cuffaro – Non rinnego niente, né l’esperienza di presidente né quella di detenuto, ognuno deve riconoscere la propria storia per migliorare la propria vita. Il diritto all’oblio ha senso se diventa una scelta del Paese che non considera il passato di quella persona un crimine, a patto, però, che questi non torni a commettere gli stessi errori”. Sulla politica in tema di detenzione l’ex governatore poi ha aggiunto: “Finora sono stati fatti tre decreti inutili, i cosiddetti ‘svuota carceri’, e solo dopo i richiami di Strasburgo. L’ultimo, peraltro, rimasto totalmente inapplicato e secondo il quale io sarei potuto uscire nove mesi prima. Alcuni problemi devono essere risolti dal Parlamento che però è composto da persone in cerca di consensi che non vogliono prendere decisioni impopolari. Non servono altre leggi, sulle quali comunque manca il consenso necessario, basterebbe usare del buon senso e trattare le storie del carcere come delle anime e non solo come corpi”. (ANSA)

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