PALERMO – Per un anno hanno bersagliato spesso e volentieri l’ala renziana del partito con posizioni critiche. Ora potrebbe profilarsi un clamoroso matrimonio politico con Davide Faraone per i “Partigiani Dem”, il gruppo di già “ribelli” che ha tra i suoi esponenti l’ex segretario organizzativo Antonio Rubino. Al quale stamattina Faraone offre con un post su Facebook il ruolo di vicesegretario regionale, nel nome dell’unità. Quell’unità a cui i Partigiani hanno detto di lavorare in una nota di ieri.
“Sono in campo – scrive il leader renziano Faraone – perché dobbiamo mettere mano a questo Pd che è ormai una specie di tartaruga preistorica della politica, per trasformarlo in un soggetto che possa competere con la modernità”. Faraone parla di “scossa” e di “vero rinnovamento”, “in una parola, con l’obiettivo di rispondere alle domande del nuovo proletariato 4.0”.
E poi lancia il suo invito. “Sono in campo, e il 16 dicembre giocherò da mediano, per fare l’assist ad un tridente che ha testa, cuore e gambe buone per imporre nuove idee, nuova passione e nuova partecipazione. Per questo chiedo a chi ha avuto il coraggio di confrontarsi a viso aperto di accompagnarmi in questo progetto. Sarei felice se Antonio Rubino accettasse di essere il vicesegretario del Pd Siciliano”.
Proprio mentre buona parte della sinistra del partito si salda attorno alla candidatura di Teresa Piccione, i Partigiani che hanno rivendicato in questi mesi la vocazione di sinistra del Pd contro le svolte neocentriste dei renziani potrebbero dunque entrare nella squadra che sostiene Davide Faraone, se accetteranno il suo invito. Faraone che nel suo post non a caso rimarca le posizioni di sinistra del suo programma: “Sono in campo perché occorre una “rivoluzione” nel modo di guardare alla collettività, alle politiche sociali, al ruolo dello Stato; una rivoluzione che porti gli insiders a comprendere che devono rinunciare ad una parte del loro benessere e delle loro tutele, per favorire lo sviluppo di percorsi più adeguati per i giovani, che poi sono i loro figli e i loro nipoti. Non ci vuole uno scontro tra le generazioni, ma un patto di ferro”.
Poi il riferimento all’allargamento del Pd, tema su cui i Partigiani in questi mesi hanno attaccato a testa bassa. “Sono in campo per costruire un campo nuovo, plurale e aperto che sfidi l’incompetenza populista e l’arroganza sovranista. Un nuovo Pd di “buttadentro e non di buttafuori” per dirla alla Virzì. Una casa politica che diventi forza attrattiva per tutti quelli che si oppongono al populismo e al sovranismo. Non saremo trasformisti, ma coerenti e trasgressivi”.
Il senatore palermitano che è stato sottosegretario con Renzi e Gentiloni dice che il Sud non ha avuto quanto meritava e che “c’è una questione meridionale che va affrontata con nuovi occhi. Direi anche con nuove braccia e gambe. Mi riferisco alle classi dirigenti”.

