Tasse su colf e badanti | Cosa cambierebbe

Tasse su colf e badanti | Cosa cambierebbe

Tasse su colf e badanti | Cosa cambierebbe

Il governo starebbe studiando una mossa che stravolgerebbe il settore. Il sindacato si oppone.

LAVORO NERO
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Mentre il premier Giuseppe Conte continua a rassicurare l’Italia sul fatto che “non ci sarà nessun aggravio dell’Iva”, le famiglie protestano per una possibile decisione del governo che stravolgerebbe il settore colf e badanti. L’ipotesi è di trasformarle in sostituti d’imposta, portando i datori di lavoro a farsi carico delle tasse dei dipendenti.

“Sarebbe intollerabile fare cassa a spese delle famiglie”, insorge il sindacato Assindatcolf, che si schiera categoricamente a sfavore della potenziale mossa dell’esecutivo giallorosso. D’altro canto, tra colf e badanti è ampiamente diffuso il lavoro nero: il sindacato stima che il 60 per cento dei lavoratori domestici non è assunto regolarmente. Da qui i movimenti del governo, al fine di ‘smascherare’ il sommerso del settore.

Se andasse in porto l’idea del sostituto d’imposta, il datore di lavoro sarebbe obbligato a effettuare le trattenute mensili a colf e badanti per poi versarle all’Erario. Va da sé che i lavoratori avrebbero stipendi più bassi, ma già al netto delle tasse. Si tratterebbe di una totale inversione di tendenza rispetto al quadro attuale, che prevede invece che le famiglie versino semplicemente i contributi previdenziali, e che sia il lavoratore a pagare le tasse in dichiarazione dei redditi.

Secondo il sindacato, il provvedimento rischia anche di comportare “un ulteriore aggravio alle famiglie, burocratico e amministrativo”. Per gestire la nuova contabilità, sostiene Assindatcolf, le famiglie dovranno rivolgersi a un professionista e sostenere altri costi: per calcolare i contributi da trattenere, infatti, bisognerebbe valutare prima l’aliquota, poi le detrazioni da lavoro (se determinato o indeterminato) e familiari (se colf e badanti hanno coniugi o figli a carico), e poi ancora le addizionali regionali e comunali in base alla Regione e al Comune di appartenenza. Insomma, calcoli e passaggi non proprio alla portata di tutti.

Teresa Benvenuto, segretaria nazionale della sigla, ricorda che le famiglie non vengono considerate tra i datori di lavoro a cui concedere sgravi fiscali in caso di assunzioni. La proposta di Assindatcolf è di defiscalizzare il lavoro domestico come per i costi aziendali del personale: ciò comporterebbe “maggiore potere contrattuale nei confronti di richieste che spesso vengono dal lavoratore – spiega Benvenuto -: si avrebbe interesse a dichiarare l’intero orario di lavoro e anche l’effettiva retribuzione. Così i lavoratori domestici pagherebbero le loro tasse, mentre i datori avrebbero un vantaggio sui costi che rispondono a una esigenza di welfare e non a una produzione di reddito”.

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