Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Alberto Coppola, residente nella zona in cui è stato aggredito il giornalista tedesco, ricoverato in coma all’ospedale Villa Sofia. Restiamo a disposizione per repliche o commenti sul tema.
I “mostri di Palermo”. La definizione non è mia, perché probabilmente le mie sovrastrutture mentali da cinquantenne ben educato mi avrebbero impedito anche di pensarla, ma di un ragazzino dodicenne del quartiere, amico di mia figlia, a caldo la mattina dopo, riferendosi alla gente di via Immacolatella che ha aggredito Roman costringendolo in coma farmaceutico in ospedale da allora a lottare per sopravvivere.
Via Immacolatella è una breve stradina che collega via del Parlamento dove abito io con piazza San Francesco, nella stessa zona in cui abita Roman con la sua famiglia. Mia figlia e sua figlia la percorrevano sempre per incontrarsi. Ora hanno il divieto e devono fare un giro più lungo.
Io invece la faccio a piedi anche più spesso di prima consciamente e osservo e ascolto. I “mostri” presidiano la strada, con le loro auto perennemente posteggiate dove non dovrebbero ed i loro mucchi di rifiuti a formare una piccola ma perenne discarica. E non so se solo quando mi vedono, ma parlano animatamente dell’episodio riferendosi a Roman e a chi sa chi altro, certamente me compreso, come sbirri. L’ultima volta poche ore fa.
Non può finire così e non basta che il singolo “mostro” sia in stato di fermo.
Lo si deve a quei cittadini, sempre di più, che affrontano i “mostri” e le loro abitudini periodicamente rischiando e talvolta ricevendo reazioni violentissime (a me hanno distrutto a sprangate una macchina, mi hanno sputato in viso e preso a testate; poi l’autore principale di tutte quelle violenze dopo aver ucciso a pistolettate un povero malcapitato una mattina si è sparato a sua volta pochi anni fa…) cercando di far rispettare quelle regole che consentono il buon vivere comune in una comunità.
Ma il compito non sarebbe di questi cittadini, ma del comune che pure continua correttamente ad alzare il livello di civiltà presunta istituendo la raccolta differenziata porta a porta, le zone pedonali, le zone rimozione e quant’altro. Ma chi fa rispettare queste regole a quella gente? E dopo l’accaduto un vigile urbano è mai passato da quei cento metri?
Io non so quanti siano i “mostri” a Palermo (l’1 %,il 5% forse anche più del 10 % se il dato coincidesse ad esempio con quello dell’abbandono scolastico in città…) ma non si può non tenere conto della loro esistenza e della necessità quindi di un approccio diverso e specifico come sembra saggiamente suggerire nella sua nota sull’accaduto il Prefetto di Palermo.
Non basta affatto che le forze dell’ordine facciano un ottimo lavoro a violenza compiuta, come mi sembra ovvio. Cominciamo da via Immacolatella. Mi pare lo si debba a Roman ed alla sua famiglia.
Alberto Coppola

