Racket, i Santapaola di Palagonia |Condannati Turi Vampa e i picciotti

Racket, i Santapaola di Palagonia |Condannati Turi Vampa e i picciotti

Cinque sono stati giudicati con il rito abbreviato. Per uno degli imputati è in corso il processo ordinario.

CATANIA – “Non mi fare gonfiare la minc… Giovanni, perchè vi sparo a tutti?! Vai a procurarmi i soldi”. Lo stralcio di questa intercettazione fa comprendere la spietatezza di Salvatore Ferrara, meglio conosciuto nella malavita calatina, Turi Vampa, nei confronti di una delle vittime taglieggiate dal suo gruppo, direttamente collegato alla famiglia catanese dei Santapaola-Ercolano. Per il figlio del boss Cicco Vampa (che negli anni ’90 aveva un posto nella Commissione provinciale di Cosa nostra) è stato condannato dal Gup al termine del processo abbreviato scaturito nell’inchiesta New Faces coordinata dal pm Rocco Liguori che a novembre dello scorso anno lo portò in carcere con altre 5 persone con l’accusa (a vario titolo) di associazione mafiosa ed estorsione.

Il Gup Santino Mirabella ha condannato Turi Vampa a 11 anni e 4 mesi di reclusione. Per gli altri imputati pene dai sette ai quattro anni di detenzione. Per la precisione 7 anni e 32 mila euro di multa per Rocco Farruggio, 6 anni e 4 mesi e 2400 euro di multa per Mario Compagnino e rispettivamente 4 anni e 18 mila euro di multa per Salvatore Musumeci e Pierpaolo Di Gaetano. Luigi Scuderi, il sesto nome finito nell’inchiesta, sarà invece processato con il rito ordinario.

L’INCHIESTA – I Carabinieri di Palagonia, con il coordinamento della Dda di Catania, riuscirono a documentare le estorsioni anche a un intensa e delicata attività tecnica di intercettazione. Una decina le vittime individuate dagli inquirenti. Gli imprenditori sarebbero stati  costretti con ripetute minacce e violenze anche fisiche a corrispondere da 1.000 a 5.000 euro mensili sotto forma di “pizzo”. Turi Vampa, titolare di un’azienda di calcestruzzo, avrebbe imposto a chi aveva appalti e cantieri nella zona ad acquistare dalla sua impresa, oppure avrebbe costretto i costruttori ad affidare i lavori in subappalto ai suoi imprenditori “amici”. Nel corso dell’indagine è stato documentato un pestaggio a una delle vittime e due danneggiamenti a un mezzo e a un’autovettura.

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