Roberto Puglisi, direttore di Livesicilia, ha scritto un editoriale che merita di essere letto con attenzione e condiviso con forza. Non è un semplice articolo, è un grido di allarme lucido, coraggioso e necessario. In un momento in cui troppe voci si abbassano o si adeguano alla narrazione consolatoria Puglisi ha il merito di chiamare le cose con il loro nome: a Palermo è in corso una guerra.
Da una parte la città, dall’altra chi vuole riconquistare spazi di potere attraverso intimidazioni, incendi e sparatorie. È un articolo che fa bene alla coscienza diffusa perché rifiuta la minimizzazione e la retorica statistica. Non basta dire che “i numeri sono in miglioramento” o aggiungere qualche telecamera alle tante già presenti. Serve molto di più: risorse vere, uomini sul territorio, un pressing costante delle istituzioni nazionali.
Puglisi lo scrive chiaramente e con responsabilità, rivolgendosi al governo centrale senza giri di parole. È un richiamo sacrosanto. Chi ha il compito di garantire la sicurezza – dando atto alle forze dell’ordine di compiere interamente il proprio dovere – deve sentire la pressione dell’opinione pubblica e agire con determinazione maggiore.
Per troppi anni la città ha preferito nascondere il marcio sotto il tappeto, fingendo che il problema fosse risolto o ridimensionato. Puglisi spezza questa comoda narrazione e ricorda che gli attentati che continuano a verificarsi, nonostante gli allarmi, sono la controprova più brutale che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe. Non è pessimismo, è realismo responsabile.
Giusta anche la critica alla politica locale. L’unità su temi supremi come la legalità e la sicurezza non dovrebbe essere un optional, ma un dovere. Serve una risposta corale, al di là delle divisioni e delle convenienze elettorali. La città ha diritto a percepire che le sue istituzioni remano tutte nella stessa direzione quando si tratta di contrastare la criminalità.
La riflessione di Puglisi è un atto di amore verso Palermo. Non è la solita lamentazione sterile, è un invito a smettere di accontentarsi e di pretendere risultati tangibili. Serve più consapevolezza collettiva. Serve che Palermo capisca davvero che questa non è una semplice “emergenza” da gestire con comunicati, ma una sfida decisiva per il futuro della città.

