ROMA – La battaglia legale della famiglia di Tony Drago, il giovane siracusano trovato morto tre anni fa alla caserma Sabatini di Roma e a cui il mensile S ha dedicato uno speciale, si arricchisce di un nuovo capitolo. L’avvocato catanese Dario Riccioli ha depositato alla Procura Generale della Corte d’Appello di Roma la richiesta di avocazione delle indagini vista l’inerzia della Procura della Repubblica. Non è stato infatti passo alcun passo avanti nell’inchiesta dopo ll’incidente probatorio avvenuto nel mese di marzo. “i periti nominati dal GIP hanno concluso che il militare è stato barbaramente ucciso”, precisa il legale catanese. “La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma però non ha, ancora, assunto determinazioni – aggiunge Riccioli – in merito al procedimento iscritto contro otto militari che, per grado e funzioni, avevano presuntivamente l’obbligo giuridico di impedire la morte di Tony Drago”. Per questa ragione i familiari di Drago (parti offese nel procedimento) hanno dato mandato a Riccioli di depositare la richiesta di avocazione al Procuratore generale di Roma, Giovanni Salvi.
Ad oggi, a distanza di ben tre anni dalla morte di Tony Drago, nonostante l’evidente conclusione scientifica – si legge nell’atto depositato – cui sono giunti i periti nominati dal GIP presso il Tribunale di Roma, nonostante sia scaduto il termine di conclusione delle indagini (senza che sia stata presentata richiesta di proroga delle stesse), nonostante sia scaduto l’ulteriore termine di sei mesi concesso dal GIP all’esito dell’udienza del 15 aprile 2016, nonostante l’iscrizione da parte del Procuratore della Repubblica di autonomo fascicolo per il delitto di omicidio volontario, nonostante siano stati individuati coloro che, per grado e funzione, la notte del 6 luglio 2014 avevano presuntivamente l’obbligo giuridico di impedire l’evento, il Procuratore della Repubblica di Roma non ha assunto alcuna determinazione in merito alle sorti del processo. È del tutto evidente – scrive l’avvocato Dario Riccioli – come il decorso del tempo (sono passati tre anni dall’evento) nuoccia all’esigenze di giustizia e alle legittime pretese delle persone offese (il delitto di omicidio colposo si prescrive in soli 6 anni; 7 anni e sei mesi in caso di atto interruttivo)”. Su queste premesse il legale chiede che il “Sig. Procuratore Generale emetta decreto di avocazione delle indagini preliminari”.

