BELPASSO – “In una terra come la nostra non possono scomparire 600 posti di lavoro in silenzio. Potrebbero scomparire, nel silenzio dei grandi media e della politica che conta, solo se vi fosse una buona alternativa per garantire i livelli occupazionali ai lavoratori”. Lo ha dichiarato il sindaco di Belpasso, Carlo Caputo, nel partecipare in veste istituzionale alla manifestazione di protesta a Catania contro la chiusura del call center “Qè” di Paternò.
“Non è tollerabile che nella mente di alcuni questa nostra Sicilia sia solo una terra di consumo, dove venire a prendere quel che serve per poi lasciare un vuoto. Questi posti di lavoro hanno un valore molto più alto che nel resto d’Italia, vista la difficile situazione economica che vive il Sud. Dobbiamo affrontare il caso Qè cercando imprenditori disponibili a dare continuità all’attività aziendale. Ma dobbiamo anche pensare al futuro creando, ciascuno per le proprie competenze, meccanismi di stabilità che evitino il ripetersi di situazioni analoghe”.
Caputo aveva già espresso nei giorni scorsi, come testimonial della campagna virale #IOSONOQÈ, la massima solidarietà ai lavoratori, assicurando ogni possibile collaborazione per salvaguardare l’occupazione di quanti rischiano di uscire dal mercato del lavoro in seguito al fallimento della società, indebitata per circa 6,5 mln €.

