CATANIA – Ridotti da cinque a tre. Dei consiglieri, comunali e di quartiere, segnalati anonimamente al presidente della Commissione regionale antimafia, Nello Musumeci, perché legati agli ambienti mafiosi di Catania, l’organo parlamentare è riuscito a raccolgiere elementi sufficienti solo per tre esponenti politici. Per altri due, invece, quanto acquisito dai parlamentari regionali non è bastato per ipotizzare “relazioni pericolose”con ambienti malavitosi. “Residuano da affrontare – si legge nella relazione inviata alla Procura – le posizioni dei consiglieri comunali nei confronti dei quali con gli strumenti a disposizione della Commissione è stato assai più difficile rilevare riscontri significativi alla ipotesi prospettata con l’esposto che ha originato la presente istruttoria”.
Si tratta del consigliere di opposizione, Salvatore Giuffrida, esponente di Forza Italia e presidente della Commissione consiliare permanente Sport e Turismo. Campione di voti alle ultime elezioni, quando si presentò con la lista a sostegno del sindaco uscente Raffaele Stancanelli, Giuffrida ottenne 1.875 preferenze, di cui 1.000 raccolte in tre seggi del territorio di Monte Po. Un circostanza che la commissione definisce “singolare” ma che non è sufficiente ad avvalorare le accuse contenute nella missiva anonima.
Lo ammette la stessa commissione regionale. “Salvatore Giuffrida – nato a Catania il 6 agosto 1968 – è stato il consigliere comunale più votato della città, con 1.875 preferenze. Candidato nella lista denominata “Tutti per Catania”, che sosteneva il sindaco uscente Raffaele Stancanelli, secondo l’ipotesi accusatoria sarebbe stato vicino ad ambienti appartenenti alla criminalità del quartiere di Monte Po. La disamina della documentazione inviata dal Comune di Catania ha consento di evidenziare quantomeno una singolare realtà: il consigliere Giuffrida ha raccolto 1.000 preferenze in tre seggi, tutti della zona di Monte Po. Nessun articolo di stampa, né il collaboratore di giustizia D’Aquino (il cui pentimento, tuttavia, risale al 2010), né altre fonti tra quelle acquisito o comunque acquisibili hanno consentito di muovere ulteriori rilievi”. “Io vengo eletto al Pigno – replica Giuffrida – Li mi conoscono tutti. A Monte Po forse avrò preso dieci voti”.
L’altro consigliere “stralciato” dalla relazione, per quanto i membri dell’organo regionale ritengono che maggiori elementi possano venir riscontrati dalla Commissione nazionale antimafia, è Salvo Spadaro, del gruppo Catania futura. Anche in questo caso, le indagini effettuate non hanno evidenziato legami netti con gli ambienti mafiosi etnei, nonostante alcuni elementi di sospetto.
”Quanto al consigliere – Salvatore Spataro – nato a Catania il 3 luglio 1980 – si legge nel corposo documento – valgono analoghe considerazioni. Eletto con 766 voti nella lista Primavera per Catania (centrosinistra), anch’egli ha raccolto il maggior numero di preferenze nel quartiere di Librino, nel quale era stato già eletto consigliere di quartiere, per Il Popolo delle Libertà, nella legislatura 2008-2012. Anche nel caso del consigliere Spataro la Commissione, nelle attività di ricerca sulla stampa locale e/o nelle indicate acquisizioni documentali da parte della magistratura, non ha trovato ulteriori rilievi. Pur tuttavia, sempre con riferimento all’accertamento della c.d. responsabilità politica, che è la competenza propria della “inchiesta politica” secondo le linee interpretative già richiamate, questo Organismo ritiene che la Commissione Nazionale Antimafia, con i poteri costituzionali che le sono propri, potrà ulteriormente approfondire eventuali profili di responsabilità”.
Spadaro parla di “diffamazione”. “A prescindere dal fatto che non abbiano trovato nulla su di me – spiega – quella della commissione è comunque un’azione poco chiara. Chi da sempre vive e lavora assiduamente nel quartiere, è normale che prenda i voti nel quartiere stesso. Io vivo a Librino e i librinesi mi hanno votato. Non credo che sia un reato”.
Commissione che sta trattando in questo momento un’altra delicata questione: la telefonata tra il sindaco di Catania, Enzo Bianco e l’imprenditore Mario Ciancio in relazione al Pua. Oggi l’audizione del primo cittadino.

