Mal Comune senza gaudio | Ma Palermo vuole essere felice

Mal Comune senza gaudio | Ma Palermo vuole essere felice

Mal Comune senza gaudio | Ma Palermo vuole essere felice
Le istituzioni e la rivolta
di
2 min di lettura

(rp) E’ bastato scrivere di un mazzo di rose per risvegliare qualcosa di profondo nell’anima dei lettori, che ringraziamo per le espressioni affettuose. Un caro frequentatore di queste pagine scrive che possiamo considerarci amici. E’ vero. Livesicilia ha raggiunto ormai il traguardo che si era prefissato: la creazione di una comunità consapevole, sotto le volte di una informazione senza peli sulla lingua. Qui corre il sangue nelle vene della passione civile: è un legame tra chi scrive e chi legge. E spesso chi legge (e poi scrive, c0mmentado) dimostra di possedere sostanza di pensieri e di emozioni, un patrimonio prezioso. Ora però dobbiamo comprendere a fondo il senso del cammino che ci aspetta.

Noi qui siamo la Palermo che non si rassegna, orrendamente scempiata dagli uomini che dovrebbero amministrare con saggezza il presente, preparando il futuro. Lo tocchiamo con mano ogni giorno: c’è un fossato tra noi comuni mortali e i semidei che ci osservano dall’alto dell’Olimpo dei palazzi del potere. La cecità dei politici è perfino offensiva. Non siamo percepiti nei nosti sentimenti e nelle nostre urgenze. Rappresentiamo portatori sani di scheda elettorale. Siamo carne da urna. E la finta tenerezza con cui il potere si curva per fingere di ascoltarci meglio è l’ultima finzione del meretricio pubblico sulle spalle delle istituzioni. Roberto Immesi ha raccontato le sconcezze di Palazzo delle Aquile. A nessuno interessa salvare la Gesip e quasi nessuno si prende la briga di affossarla. Si condisce il sale del domani con lacrime di coccodrillo “per i poveri lavoratori”. Il Consiglio comunale pugnala la città alla schiena con le sue omissioni. E costoro avvertono un’unica necessità: il bisogno di passarsi il cerino di mano in mano, per non restare sotto l’occhio arrabbiato di un popolo che non ne può più.

Il Mal Comune di Palermo, l’ipoteca che grava singolarmente sulle nostre schiene di somari del voto, non si risolverà semplicemente con la scelta di un sindaco migliore di questo, ipotesi di lavoro che non dovrebbe risultare complicata. Sarà indispensabile – come per le rose – mettere in piazza la voglia di bellezza e di gentilezza, la ferita irrisolta che ogni palermitano conserva nel cuore. Noi sappiamo che qui ci sono le persone e gli affetti giusti. Ci piacerebbe salvare Palermo, noi con voi. Ci affidiamo alle oscenità della cronaca, perché ci vuole indignazione, e allo spirito di una perduta armonia, perché il battito del cuore è un’arma preziosa. Poi si vedrà. Il punto fissiamolo bene e appendiamolo al muro di questa casa virtuale, dall’inizio. Nessuno ha il diritto di rassegnarsi alla propria infelicità. Nessuno può passare oltre, scansando l’orrore quotidiano,  come se nulla fosse.

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI