CATANIA – Non c’è un soldato più agguerrito di una mamma. E diventa una gladiatrice quando sente che è stato violato un diritto a un figlio che già vive e combatte con la disabilità. Angela Rendo da oltre un mese ormai, dall’avvio dell’anno accademico, ha intrapreso una battaglia per poter vedere suo figlio, che è affetto da una disabilità dovuta a una malformazione, frequentare l’Università. Conquistato il diploma con successo, il giovane 20enne ha deciso di iniziare il percorso per il conseguimento della laurea.
Angela Rendo parte da una premessa: “Il nuovo Dpcm per le matricole di primo anno ha lasciato sia la didattica in presenza che quella a distanza”. Quindi non c’è alcuna restrizione a frequentare. C’è però un’ostacolo. “Mio figlio ha una disabilità al 100 percento e ha bisogno per espletamento per le sue funzioni primarie dell’assistenza socio-sanitaria. Ma al momento all’Università di Catania, non essendoci il personale Ata come negli istituti superiori, non esiste questa figura”.
Ed è qui che inizia il valzer delle competenze. Prima il servizio era a carico della Città metropolitana, ma da quest’anno una legge nazionale lo ha derogato. E in questo vuoto Angela Rendo ha iniziato a inviare pec, a fare telefonate e a fare visite uffici dopo uffici. “Abbiamo fatto tutte le richieste ma dalla Città metropolitana mi hanno detto che loro non forniscono più questo servizio”.
A questa risposta la mamma battagliera ha chiesto direttamente all’ente preposto dell’Università. “Mio figlio naturalmente è iscritto al Cinap (centro per l’integrazione attiva e partecipativa) dell’ateneo di Catania. Ma dal Cinap mi hanno detto che per attivare il servizio serve un sacco di tempo, ma in realtà non so nemmeno se lo attiveranno perché nel piano personalizzato che hanno dato a mio figlio era specificato che questo servizio era di competenza della città metropolitana”. Angela a quel punto ha bussato direttamente alla porta dei vertici dell’ex provincia. “Ho parlato con il commissario. E mi hanno detto che stavano cercando di risolvere questo problema sia per mio figlio che per gli studenti delle scuole superiori. Ma poi mi è stato detto che non si possono fare carico del servizio perché non è di loro competenza. Dopo – racconta ancora Angela – il commissario della città metropolitana mi ha dato un’altra opzione: fino a quando il Cinap non avesse aperto questa procedura per attivare il servizio se ne sarebbero potuti occupare loro. Ma quando ho inviato le pec agli uffici indicati mi hanno risposto che a loro non è arrivata alcuna comunicazione”.
Insomma un rimpallo di responsabilità che si è concluso con il boccone più amaro. Quello della discriminazione. “Dal Cinap mi hanno detto che sconsigliano agli studenti che hanno una disabilità a causa del covid di mandarli all’Università – racconta Angela – però le altre matricole su prenotazione stanno frequentando. Allora io non capisco: se mio figlio è alla pari delle altre matricole, perché gli altri studenti prenotandosi possono andare e mio figlio no. Per me è una discriminazione. Quando mi dicono che siccome mio figlio è disabile e deve rimanere a casa ci stiamo nascondendo dietro il covid per fare una discriminazione”.
La giovane mamma è convinta che l’emergenza Covid sia solo un paravento. “Anche perché non si sa neanche la tempistica: se domani finisse – come tutti ci auguriamo – la pandemia e si torna alla normalità ancora si è capito chi mi deve risolvere il problema. Questo significa – dice amaramente – calpestare un un diritto che a mio figlio spetta. Un diritto sancito nella convenzione Onu e nella legge 104”.
Angela Rendo non si arrende: “Ho anche pensato di rivolgermi a un legale”. Intanto vuole lanciare un appello al Rettore. E ha anche delle proposte concrete. “Io chiedo al rettore di aiutarmi a risolvere questo problema, magari si potrebbe firmare un protocollo con la città metropolitana in attesa di attivare il servizio. Chiedo al Rettore di dare ai ragazzi che hanno perlopiù una disabilità tutti i supporti possibili”.
Intanto la giovane matricola che già si stava preparando due materie (“di cui una abbastanza tosta”) sta valutando di abbandonare gli studi. “Si è sentito mortificato e diverso”, racconta Angela. “Mio figlio mi dice: mamma i miei colleghi stanno frequentando e io no perché io sono diverso, e se sono diverso in questo io non ce la farò mai a prendermi la laurea. Che mi impegno a fare? Si è demoralizzato. Non è giusto. Mio figlio ha una disabilità funzionale, è un uomo di 20 anni e comprende benissimo. Stanno calpestando la dignità di mio figlio”.

