A che cosa serve la levata di scudi contro Conte? - Live Sicilia

A che cosa serve la levata di scudi contro Conte?

Il punto di Pippo Russo.
RIFLESSI
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PALERMO – Non mi ha convinto affatto la violenta levata di scudi contro Giuseppe Conte, solito capro espiatorio di un certo sistema, accusato di aver provocato la caduta del governo Draghi. Non mi convince un Paese che affida i suoi destini a un uomo solo, seppur a costui, di nome Mario Draghi, gli si riconoscano elevate competenze e comprovata stima internazionale. Non mi hanno convinto i passaggi compiuti dallo stesso presidente Draghi fino all’eclissi dell’Esecutivo. Non mi convince il seguente assunto: chi ha determinato la crisi, cioè Conte, avrà sulla coscienza la conquista da parte della destra fascistoide e sovranista di Palazzo Chigi. Da qui desidero iniziare la mia sintetica riflessione politica. E no, cari sostenitori di tale assunto. Non solo Lega e Forza Italia non vedevano l’ora di staccare la spina scatenando una feroce lotta di potere dentro il centrodestra, ma l’ascesa nei sondaggi di Fratelli d’Italia la registriamo da mesi (sarà perché unica forza d’opposizione) e non credo che il 25% circa dei consensi accreditato a FdI sia composto esclusivamente da nostalgici del Ventennio o da antieuropeisti convinti e nemici giurati di chi con un diverso colore della pelle è sbarcato, evitato il naufragio, sulle nostre coste. C’è sicuramente dell’altro. Tra pochi mesi saremmo andati comunque al voto e comunque ci saremmo trovati con il rischio sul groppone, per chi lo considera un rischio, io sì, di consegnare le chiavi di casa al duo Giorgia Meloni/Matteo Salvini con l’irrilevante presenza di una sconquassata Forza Italia e di alcuni cespugli di centro. Questa si chiama democrazia però, si chiama sovranità popolare. Chiediamoci, piuttosto, allora, come mai si è giunti al punto di vedere la peggiore destra così forte e apparentemente dilagante. Draghi ne saprebbe parlare? Il PD, la sinistra nel suo complesso, totalmente innocente? Gli scontri all’ultimo sangue di queste ore nel centrodestra, al di là dell’accordo pare raggiunto a Roma su premiership e ripartizione dei collegi, sono dovuti al timore del vecchio Silvio Berlusconi di perdere la partita se il mondo moderato venisse assalito, varcati i seggi elettorali e con la matita in mano, dal terrore della Meloni premier e di Salvini magari ministro dell’Interno. E se invece Fratelli d’Italia e Lega vincessero? Sarebbe colpa di Conte? Solo uno stupido potrebbe pensarlo o se in malafede. A proposito di democrazia, facciamo un passo indietro. Il M5S, per carità, una specie di carrozzone sbandato (attenzione, vi sono esponenti validi) che Conte cerca eroicamente e a fatica di guidare, non ha mai giocato alla “Renzi”, tramando alle spalle e usando pretesti per ottenere la crisi di governo, ha semplicemente rivendicato il proprio ruolo di partito della maggioranza avanzando delle proposte scritte (i famosi 9 punti che per brevità non posso elencare) e chiedendo un più visibile e concreto coinvolgimento del Parlamento, pure sull’invio (miliardario) delle armi all’Ucraina; si chiama, appunto, democrazia parlamentare, mai sospesa dall’avvento del governo Draghi 18 mesi fa. Punti programmatici assai interessanti e di notevole peso sul piano soprattutto sociale ed economico. Draghi, se davvero voleva continuare il percorso del governo da lui presieduto di ampissima intesa, aveva non la facoltà ma il dovere istituzionale di fermarsi a discutere il merito delle proposte pentastellate. Non si è fermato, anzi, ha tirato dritto, un brutto e grave errore. Un errore lo ha compiuto parimenti il PD di Enrico Letta a non comprendere e sostenere le ragioni dell’alleato, anche perché le urgenze sociali denunciate da Conte sanno tanto di sinistra. Il M5S ha poi dovuto subire il veto di Lega e Forza Italia, un veto palesemente tattico, per costringere Draghi a dimettersi e il presidente Sergio Mattarella a sciogliere le Camere. In conclusione, sebbene si potrebbero sviluppare ulteriori considerazioni, mi ritrovo d’accordo con il sempre saggio Pierluigi Bersani. Lui nella sostanza ha affermato: attenti, nel campo del centrosinistra, ad assecondare il gioco al massacro nei confronti di Conte e del M5S, ce ne potremmo pentire.


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