PALERMO – Nulla di fatto all’incontro al ministero del Lavoro a Roma sulla vertenza dei 262 lavoratori del call center Accenture di Palermo. Alla riunione non erano presenti né British Telecom, né il governo regionale. All’incontro hanno preso parte, invece, i rappresentanti di Accenture, dei lavoratori, del ministero e del Comune di Palermo. Le parti torneranno a riunirsi l’11 dicembre. “BT è un’azienda che ha contratti in essere con diversi enti pubblici, tra cui proprio il Ministero del Lavoro – dice il deputato nazionale di Sel Erasmo Palazzotto – Ci attendiamo che il governo intervenga con forza per richiamare l’azienda alle sue responsabilità”.
Sulla vicenda sono intervenuti il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e l’assessora alle Attività produttive Giovanna Marano: “Chiudere con un altro nulla di fatto l’incontro al tavolo del Ministero del lavoro ci lascia gravemente preoccupati – si legge in una nota -. La fuga di Brithish Telecom per la seconda volta da un tavolo promosso dal Governo è un segnala che sembra indicare una scelta irrituale da parte di una multinazionale straniera che nel nostro paese vanta una presenza consolidata e che non si era mai sottratta al confronto. Lasciar trascorrere invano altre settimane accorcia i tempi della ricerca di una appropriata soluzione produttiva. Continuiamo comunque a confidare che l’impegno del Ministero del Lavoro e la presenza della Sottosegretaria Teresa Bellanova possano sortire nel prossimo incontro di giorno 11 dicembre una novità che rassicuri innanzitutto le lavoratrici ed i lavoratori di Accenture sulla loro prospettiva. Speriamo infine che anche la Regione, oggi assente per la seconda volta, voglia recuperare un ruolo attivo e positivo per non aggiungere criticità ad una situazione già grave e complessa”.
“Anche nella giornata di oggi British Telecom ha disertato il tavolo ministeriale per la vertenza riguardante il sito di Palermo. E’ evidente l’atteggiamento arrogante e irriguardoso nei confronti di lavoratori, sindacati e istituzioni da parte di una multinazionale che sin dall’inizio della vertenza ha dimostrato di non voler addivenire ad un accordo – commenta Luigi Le Pera della Segreteria Nazionale della UGL Telecomunicazioni -. In questa vertenza abbiamo visto la presenza di elementi che oggi caratterizzano lo scenario del settore dei call center e più in generale di quello del mondo del lavoro: una cessione di ramo come strumento per alleggerire il costo del lavoro, le istituzioni impossibilitate a intervenire autorevolmente per evitare un epilogo negativo, l’aberrante logica del profitto immediato e massimizzato in nome della quale vengono sacrificate le legittime aspirazioni di centinaia di lavoratori ad avere un lavoro per costruire un futuro stabile e dignitoso” conclude Le Pera.

