Questo dolore atroce è di tutti. Di una madre, di un padre, dei fratelli. Di Silvio Baldini e della sua famiglia. E nostro. Valentina Baldini, trent’anni, è morta. Una figlia è morta. Si dice che non esista dolore più tremendo per chi è padre e madre. Infatti, non abbiamo inventato una parola per definirlo. Si è orfani dei genitori. E di una figlia o di un figlio?
Valentina Baldini, tutti lo stiamo raccontando, era una presenza meravigliosa. Che resterà. Affrontava con coraggio la sua malattia. L’immenso coraggio degli altri è una consolazione, sta bene nei manifesti delle nostre esistenze, indica una strada. Ma pensiamoci un attimo, riflettiamo sul conto salato che paga chi è coraggioso, sulle sue giornate difficilissime, su quanto sia complicato portare pesi immani e sorridere.
Forse, dovremmo imparare a stare accanto alla sofferenza, in modo diverso. Non soltanto traendo la necessaria linfa per le nostre giornate. Dovremmo sforzarci di dare qualcosa, di imparare il linguaggio, di superare la barriera della paura, di scavalcare il fossato tra chi (per esempio) vive in una stanza d’ospedale e chi può uscirne, quando è terminata l’ora delle visite.
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Caro Silvio, ti vogliamo bene da tanto tempo. E vogliamo bene a Valentina e alla tua splendida famiglia. Ti vogliamo bene perché ci hai conquistato, semplicemente mostrando te stesso. Tu sei il tuo cuore sincero, nella massima trasparenza. Quel cuore, il vostro cuore, che abbracciamo forte, oggi. Come se fosse il nostro. Perché è il nostro.
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