ROMA – Il Ministero della Salute ha chiesto alle Regioni i dati su eventuali casi di infezione invasiva da Mycobacterium, il cosiddetto batterio killer che avrebbe provocato la morte di alcuni pazienti in Veneto e Emilia Romagna. Da Lungotevere Ripa hanno sollecitato anche un approfondimento dei dati raccolti a partire dal 2016 dall’Istituto superiore di Sanità, che hanno evidenziato la circolazione del micobatterio anche in Italia.
Oltre ad una verifica su Dispovigilance (sistema informativo per la rete nazionale di vigilanza sugli incidenti che coinvolgono dispositivi medici) di eventuali eventi riportati. Sul sito del ministero si legge: “Si è in attesa di ricevere riscontro dalle regioni e il ritardo è probabilmente dovuto al fatto che il lungo periodo di incubazione e la scarsa specificità del quadro clinico rendono complessa e laboriosa l’identificazione di casi possibili che devono, comunque, essere confermati da indagini di laboratorio specifiche, non sempre disponibili per i casi individuati retrospettivamente”. Il Mycobacterium chimaera, comunemente conosciuto come batterio killer, è un batterio identificato per la prima volta nel 2004, diffuso in natura, presente soprattutto nell’acqua potabile e generalmente non pericoloso per la salute umana. Casi invasivi sono stati riscontrati in Europa, e non solo, e sono stati associati all’utilizzo di dispositivi di raffreddamento/riscaldamento (Heater-Cooler Devices, HCD) necessari a regolare la temperatura del sangue in circolazione extra corporea durante interventi cardiochirurgici, per lo più per contaminazione dei pazienti tramite aerosol proveniente dall’acqua delle taniche dei dispositivi. Il periodo di incubazione dopo l’esposizione risulta lungo, con una media di 17 mesi. Non esiste una terapia stabilita e il tasso di mortalità è circa del 50%. Prima del decesso dell’anestesista di Vicenza, il 2 novembre scorso, l’Italia sembrava esclusa dall’emergenza di queste nuove infezioni.(ANSA).

