Alluvione, l'ora della rabbia: | "Siamo stati dimenticati" - Live Sicilia

Alluvione, l’ora della rabbia: | “Siamo stati dimenticati”

La protesta degli sfollati
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Dopo i lutti e le perdite esplode la rabbia tra le macerie di Giampilieri e Scaletta Zanclea. Gli abitanti dei due villaggi messinesi devastati dalla furia dell’ acqua e del fango venti giorni fa proprio non riescono a darsi pace. Ad innescare il moto di rivolta tra gli alluvionati è stata anche la visita di domenica mattina, nelle zone del disastro, del governatore siciliano e commissario straordinario per l’emergenza Raffaele Lombardo. Si sentono deluse e frustrate le vittime di questa catastrofe annunciata. “Solo promesse, i politici ci hanno abbandonato”: è questo lo sfogo degli sfollati che ormai viene ripetuto come un mantra ossessivo mentre nelle due frazioni messinesi si continua a spalare, piangere e sperare. “La storia è sempre la stessa – si lascia andare un commerciante di Giampilieri Superiore – nei giorni immediatamente successivi alla tragedia tutti, politici in testa, facevano a gara per portare la loro solidarietà, e ora che i riflettori dei media si sono spenti nessuno si preoccupa più di noi”. C’è chi addirittura arriva ad invocare le dimissioni del presidente della Regione Lombardo reo, secondo alcuni abitanti, di “aver disatteso le promesse fatte subito dopo la sciagura”.Tra i resti di questi che possiamo ormai definire paesi fantasmi serpeggiano aspirazioni e timori diversi.  A Briga Superiore il sindaco Buzzanca ha firmato un’ordinanza con la quale dispone il rientro nelle case degli alluvionati, che denunciano però la mancata realizzazione di interventi di messa in sicurezza del territorio. “Ci vogliono usare come cavie ma noi non ci muoviamo dai nostri alberghi”: questo l’accorato messaggio rivolto dagli abitanti alla giunta comunale, mentre altri paventano piuttosto esplicitamente la possibilità di rivolgersi alla magistratura. Protesta di segno opposto a Giampilieri dove ormai ha preso corpo la paura di non poter mai più tornare nelle proprie abitazioni. “Noi vogliamo le nostre case ma nessuno ormai ci dà più ascolto” ripetono all’unisono  gli sfollati che vedono sempre più allontanarsi la speranza di tornare in tempo breve alla loro vita normale, alle loro attività, alla loro dignità di cittadini italiani.


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