Almaviva, ipotesi di accordo | Si va verso una nuova solidarietà

Almaviva, ipotesi di accordo | Si va verso una nuova solidarietà

Almaviva, ipotesi di accordo | Si va verso una nuova solidarietà
L'assessorato regionale alle Attività produttive

L'ultima parola spetterà ai lavoratori. Oggi sit-in in assessorato (nella foto).

La vertenza call center
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PALERMO – Un nuovo periodo di contratti di solidarietà in attesa che il governo vari gli interventi annunciati nel settore dei call center. Questo l’esito del nuovo incontro tra Almaviva Contact e i sindacato che si è tenuto a Roma nella sede di Unindustria. Lo annuncia in una nota la stessa azienda che comunica di aver “avanzato una proposta – pienamente coerente con le linee guida definite dal Governo e contenute nel Verbale di incontro al Mise del 20 aprile – che accoglie la richiesta sindacale diretta all’attivazione nei prossimi mesi di un nuovo contratto di solidarietà, per dar tempo alle istituzioni di realizzare gli annunciati interventi strutturali del settore. Si tratta di un’ipotesi che raccoglie l’appello alla responsabilità del governo sulla quale Almaviva Contact ritiene che, a fronte della gravità della situazione e dei ripetuti incontri svolti nel corso di queste settimane a diversi livelli, sia necessario analogo senso di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, e siano difficilmente comprensibili risposte condizionate da immotivate tattiche dilatorie e da continui rinvii a tavoli successivi. L’ipotesi di eventuale accordo – conclude la nota –  andrà sottoposta alla valutazione e all’analisi del Consiglio di Amministrazione della Società”.

Saranno i lavoratori nelle assemblee a decidere sull’ipotesi di accordo tra Almaviva e i sindacati per chiudere la vertenza sui circa 3mila esuberi annunciati dall’azienda. L’ipotesi prevede il ricorso ai contratti di solidarietà di tipo difensivo per sei mesi, a partire dal 1 giugno, per tutte le sedi del gruppo, con percentuali diversificate da sito a sito – più alte a Palermo, Roma e Napoli (del 45% per le prime due; del 35% per il capoluogo campano), più basse per Rende (3%), Catania (7%) e Milano (13%). E ancora l’impiego dei lavoratori assunti a tempo indeterminato anche per le attività di ricerca di mercato, svolte finora dai collaboratori impiegati con contratti di collaborazione coordinata e continuativa; e mobilità volontaria. Almaviva ha aperto alla possibilità, infatti, di trasferimenti volontari di personale verso i siti di Catania, Milano e Rende, dove sarebbero applicate percentuali di solidarietà più basse, e alla mobilità volontaria ma senza incentivi economici per gli operatori che ne facessero richiesta. Il nodo però restano le modalità con cui l’azienda intende applicare i contratti di solidarietà, che potrebbero prevedere delle clausole di gestione dell’orario di lavoro più flessibili, in alternativa all’astensione dal lavoro per l’intera giornata. Il via libera all’accordo è subordinato all’ok dei lavoratori, ai quali sarà sottoposta l’ipotesi in assemblea, e all’approvazione del Cda aziendale. La bozza di accordo dovrebbe essere ratificata dai lavoratori entro il 4 maggio, dopo un ciclo di passaggi assembleari, nelle sei sedi del gruppo. Dopo questa fase, azienda e sindacati torneranno a incontrarsi di nuovo, per dare il via libera definitivo all’intesa, nella migliore delle ipotesi, per concludere la trattativa al ministero dello Sviluppo economico.

Intanto nel pomeriggio, muniti di badge aziendale e con indosso le magliette simbolo della protesta con scritto #siamotuttialmaviva, un gruppo di lavoratori del call center ha manifestato davanti alla sede dell’assessorato regionale alle Attività produttive, a Palermo per dire no ai 1.670 esuberi annunciati in città, mentre a Roma erano in corso le trattative tra azienda e sindacati per negoziare un nuovo accordo sulla solidarietà e scongiurare i licenziamenti. I lavoratori avevano striscioni con scritto “2.988 licenziamenti, 1.670 a Palermo” e ancora “Tripi l’unico esubero sei tu”. Fabio Cassata, 42 anni, è stato assunto da Almaviva nel 2002, prima era uno dei tanti Lsu della Sicilia, del comune di Villafrati (Pa). Anche sua moglie lavora per il colosso dei call center a Palermo. “Ho vissuto la parentesi del precariato – racconta Cassata – 14 anni fa prima di essere assunto da Almaviva, lavoravo come Lsu nel comune di Villafrati, per la cooperativa Mediterranea 98. Allora la Regione aveva stanziato degli sgravi contributivi per quelle aziende private che assumevano a tempo indeterminato lavoratori socialmente utili come me. Nel comune dove lavoravo,nel 2002, gli Lsu erano 120 ma solo in 6 abbiamo deciso di rinunciare al lavoro in cooperativa per conto della Regione e optare per un contratto a tempo indeterminato. Allora Almaviva si chiamava Cosmed spa e per 5 anni ha beneficiato di sgravi contributivi per avermi assunto. Ho vissuto l’esperienza del precariato – aggiunge – ma oggi mi sento ancora più precario di quando ero un Lsu. Anche mia moglie lavora in Almaviva. Per noi il rischio è restare senza lavoro e senza un reddito, abbiamo un bimbo di 3 anni e un altro in arrivo. Senza un accordo che ci tuteli davvero, il rischio è che i licenziamenti vengano solo rinviati di qualche mese”.

“La proposta avanzata da Almaviva non rispecchia le indicazioni del governo. Non siamo disponibili ad accordi che ledono di fatto il livello reddituale dei lavoratori”. Lo dice il segretario provinciale della Slc Cgil di Palermo, Maurizio Rosso, presente alle trattative tra l’azienda e i sindacati nella sede degli industriali a Roma sulla crisi del gruppo Almaviva. “Al momento non ci sono i presupposti per firmare alcuna intesa – ha detto il sindacalista -. Nel caso in cui il quadro dovesse mutare e l’azienda fosse disposta a rivedere le proprie posizioni e si riuscisse, quindi, ad arrivare a una mediazione, sottoporremo la proposta ai lavoratori con lo strumento del referendum, perché quanto illustrato oggi da Almaviva non sono semplici misure di flessibilità ma è un vero e proprio piano di ristrutturazione aziendale. Per questa ragione è fondamentale che siano i lavoratori a decidere”.

“Dal confronto al tavolo del Mise è emersa una ipotesi di accordo sulla vertenza per il ritiro dei licenziamenti con la quale si prorogherebbero i contratti di solidarietà per sei mesi, con diverse percentuali ma in tutte le sedi. E’chiaro che si tratterebbe solo di un modo per prendere tempo, affinché il Mise e il governo nazionale mettano in campo tutte le riforme del settore e i provvedimenti annunciati”. Ad affermarlo al termine del tavolo che si è svolto al Mise sulla vertenza Almaviva Contact, sono Francesco Assisi segretario Fistel Cisl Palermo Trapani e Eliana Puma Rsu Fistel. “Nel testo che noi sottoporremo in assemblea ai lavoratori, e l’azienda al proprio CdA, per poi rivederci al Mise, si prorogherebbe di fatto il contratto di solidarietà con le stesse condizioni economiche per i lavoratori del precedente accordo, in modo da far patire le minor perdite possibili ai lavoratori, nel frattempo ci attendiamo che gli impegni assunti dal governo nazionale per cambiare il settore dei call center e far rispettare le regole contrattuali e i diritti dei lavoratori, si trasformino in fatti”. Domani le segreterie nazionali di Slc Cgil Fistel Cisl Uil comunicazioni stileranno dunque un documento di ipotesi di accordo da discutere con i lavoratori. “Fondamentale anche la garanzia sul mantenimento dei volumi nel sito di Palermo, ciò che cambierebbe per il momento per i lavoratori è la maggiore flessibilità nella gestione della solidarietà in termini di orario”. Daniela De Luca segretario Cisl Palermo Trapani conclude “qualunque accordo verrà raggiunto, è necessario che il governo nazionale acceleri sulle proposte maturate al tavolo del Mise come la riforma dell’articolo 24 bis sulle delocalizzazione, e tutti quegli strumenti per rilanciare il settore considerato dallo stesso esecutivo, strategic0o. Palermo ha bisogno di tutelare questi 1670 posti di lavoro”. Domani dalle ore 9 il sit in dei lavoratori in Prefettura, con i lavoratori muniti di badge aziendale e maglietta #SiamoTuttiAlmaviva e #iosonoalmaviva “le istituzioni devono continuare a sostenerci, la lotta deve continuare” . Oggi pomeriggio la protesta davanti l’assessorato regionale alle Attività Produttive.

“Confermiamo l’impegno dell’Amministrazione comunale, già più volte espresso nel corso di questa vicenda e ribadito in tutti gli incontri al Ministero dello Sviluppo Economico, per la revoca dei licenziamenti e per la ricerca di una soluzione che non aggravi la condizione economica attuale delle lavoratrici e dei lavoratori Almaviva. Attendiamo l’esito della consultazione a cui verrà sottoposta l’ipotesi di accordo pervenuta dall’incontro di ieri tra sindacati e azienda, ribandendo la necessità che si pervenga rapidamente ad interventi che possano proteggere un settore di cui Almaviva è il punto nevralgico della crisi in corso. Sollecitiamo al Governo e al Parlamento il rafforzamento delle misure contro la delocalizzazione e contro l’affidamento delle commesse al massimo ribasso, per evitare una inaccettabile competizione che si risolve solo a danno dei lavoratori e della qualità dei servizi, per difendere quella che è ormai una specializzazione della città nei servizi di call center”. Lo hanno dichiarato il sindaco Leoluca Orlando e l’assessora alle Attività produttive, Giovanna Marano.

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