La carne e l'oro di Cosa nostra| Sei arresti, indagato un poliziotto

La carne e l’oro di Cosa nostra| Sei arresti, indagato un poliziotto

La carne e l’oro di Cosa nostra| Sei arresti, indagato un poliziotto
Un frame delle intercettazioni dell'operazione "Gioielli di famiglia"

L'operazione della guardia di finanza e dei carabinieri. TUTTI I NOMI. IL VIDEO

PALERMO - IL BLITZ
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PALERMO – “Ufficialmente si occupa di commercio di carne mi risulta che lavora anche con la cocaina”, dicevano i pentiti sul conto di Pietro Formoso. Classe 1949, in realtà, secondo i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria e dei carabinieri del Comando provinciale di Palermo, Formoso era un moderno capomafia. Si occupava di affari – carne ma anche gioielli – e nel frattempo temeva in piedi la famiglia mafiosa di Misilmeri imponendo estorsioni e affiliando nuovi uomini d’onore.

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Formoso, fratello di due boss colpevoli per la strage di Milano del 1993, è una delle sei persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal giudice per l’udienza preliminare Nicola Aiello. In realtà si trovava già in carcere, ma la cosa non gli aveva impedito di gestire gli affari. Poteva contare su grosse risorse economiche e differenziava i suoi in investimenti, ma è con la cocaina importata dalla Colombia che ha iniziato la sua scalata. Nelle intercettazioni si fa rifermento al pagamento di una grossa fornitura di gioielli – 100 mila euro – e di champagne – 6 mila euro – di cui Formoso si sarebbe interessato.

 

Su richiesta del procuratore Francesco Lo Voi e dell’aggiunto Salvatore De Luca finiscono in carcere, oltre a Formoso (l’unico a cui viene contestato il reato di associazione mafiosa) anche Lorenzo D’Arpa, 58 anni, Paolo Dragna, 64 anni, Francesco La Bua, 68 anni, Pietro Morgano, 70 anni, e Vincenzo Meli, 66 anni.

Nei confronti di Francesco Paolo Migliaccio, un ispettore della Polizia di Stato in servizio presso il commissariato Porta Nuova di Palermo, il gip del Tribunale di Palermo ha imposto il divieto di dimora nel territorio del Comune di Palermo e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Secondo l’accusa, non avrebbe denunciato il per ricettazione il titolare di un “compro oro”. 

 


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