PALERMO – Adesso tocca ai dirigenti dell’Assemblea regionale fare qualche ‘sacrificio’. La spending review non si applica soltanto alle indennità dei deputati, e il bilancio interno del Parlamento siciliano lo dice chiaramente. Tagli un po’ dappertutto – seppur non in misura eclatante – e che ritoccheranno anche la busta paga di circa un centinaio dei 270 dipendenti di Palazzo dei Normanni.
Un milione e 700 mila euro che verranno risparmiati, parallelamente alle riduzioni degli ‘stipendi’ dei parlamentari, sul capitolo delle spese per il personale, tagliando ai dirigenti dell’Ars (anche al capo di gabinetto e al segretario generale) le indennità di funzione. Per i funzionari, ad esempio, dovrebbero essere eliminate quelle da ‘coordinatori’ (dal consiglio di presidenza dicono che qualcuno “coordinava se stesso”) e gli straordinari, anche quelli notturni.
Ma intanto, in attesa di una obbligatoria contrattazione con i sindacati, il presidente Giovanni Ardizzone ha deciso di sospendere per i funzionari indennità e scatti di anzianità e ha bloccato alcuni prepensionamenti. Una sospensione che riguarda tutti, anche – appunto – il capo di gabinetto del presidente dell’Ars, ma che non toccherebbe il segretario generale Sebastiano Di Bella, per il quale – dicono da Palazzo dei Normanni – non c’è alcuna indennità di funzione. Le tabelle di riduzione, in sostanza, vanno ancora definite, e l’importo del risparmio è solo stimato.
Ma i dirigenti sono già sul piede di guerra. Non tanto per i tagli, almeno non per adesso, quanto perché – a sentir loro – dell’esistenza della delibera che bloccava temporaneamente le indennità di funzione non erano neanche stati informati. E così, in questi giorni, trentasei dei quarantuno consiglieri parlamentari in servizio all’Ars, e nello specifico quelli iscritti al sindacato autonomo dei consiglieri, si sono riuniti e hanno elaborato una richiesta formale di accesso agli atti. Per sapere, cioè, se quel documento esiste oppure no. “Vogliamo sapere se abbiamo ancora un contratto oppure no – spiega Filippo Palmeri, funzionario della commissione Bilancio – , nessun atteggiamento bellicoso, soltanto una richiesta di chiarimenti. Se verificheremo che questa delibera esiste, allora ne trarremo le dovute conclusioni”.
Ma dal consiglio di presidenza confermano che sì: la delibera esiste eccome. Ed è proprio “grazie alla previsione di questi tagli che si è potuto risparmiare quasi un milione e 800 mila euro sul bilancio dell’Ars”. I quarantuno funzionari che lavorano, nello specifico, nelle commissioni parlamentari, a seconda dell’anzianità possono arrivare a guadagnare fino a 8.800 euro netti al mese. Ma il loro è un ruolo “di grossa responsabilità”, precisano: non solo, infatti, assistono i presidenti delle commissioni nel corso delle sedute, ma raccolgono e presentano gli emendamenti alle proposte di legge, ‘confezionano’ i testi per l’aula, redigono e firmano verbali e – soprattutto – “verifichiamo che tutto sia fatto secondo il rispetto del regolamento”. Le indennità di funzione, comunque, variano a seconda del ‘grado’ dei dipendenti. Ne hanno una, ad esempio, anche gli autisti, ma ovviamente è nettamente inferiore a quella dei funzionari, o del capo di gabinetto.
La trattativa sindacale, dicono dal consiglio di presidenza, comunque non si chiuderà con la totale eliminazione dell’indennità. Semmai, con una contrazione. Effetti di una spending review che non risparmia nessuno.

