Aspettano giustizia dal 1998: la sentenza rinviata al 2022

Aspettano giustizia dal 1998: la sentenza rinviata al 2022

sentenza rinviata al 2022
Giovanni Carità perse madre, padre e sorella. Il giudizio civile non si è ancora chiuso.

MESSINA – Aspetta giustizia complessivamente da 22 anni, da quando quel triste giorno del 27 settembre 1998, ha perso la madre, il padre e la sorella nella terribile alluvione del torrente Annunziata. Il tribunale Civile di Messina ha però rinviato la causa solo per la sentenza al 22 febbraio del 2022.

Giovanni Carità, è disperato, insieme a sua sorella e alla nipotina, ormai diventata maggiorenne, si è logorato in tutti questi anni di attesa e ormai non crede più nella giustizia. Non c’è giorno che non pensi alla sorella e ai genitori.

La tragedia

Le vittime Nino e Maria, padre e madre di Giovanni Carità, e la sorella Angela, il 22 febbraio del 1998 tornavano in auto verso la loro casa nella parte alta del villaggio Annunziata, quando una bomba d’acqua trasformò il torrente in una valanga di fango. La loro auto fu trascinata giù. La figlia Angela fu ritrovata intrappolata tra le lamiere, i corpi dei genitori vennero trascinati e ritrovati in mare.

Nino, Maria e Angela Carità

Il processo infinito

“In sede penale – spiega l’avvocato Aurora Notarianni, che difende Carità – si è avuta una sentenza definitiva definitiva nove anni fa in Cassazione con l’individuazione dei colpevoli, ed ora dal 2013 il processo è davanti al tribunale civile a Messina e si sono già avvicendati già quattro giudici.

Sentenza rinviata al 2022

“E’ grave – prosegue Notarianni – quanto sta accadendo al tribunale di Messina. Dopo che ci sono state pochissime udienze in 7 anni solo per stabilire l’entità del risarcimento, ancora si rimanda addirittura al 2022 per avere una sentenza. Tutto ciò nonostante la legge Pinto, preveda risarcimenti per i processi troppo lunghi e in questo caso la durata sia eccessiva. Senza considerare inoltre, la ripetuta bocciatura dell’Europa nei confronti dell’Italia per lo stesso motivo, cioè la durata dei processi. Avevo chiesto al giudice se era possibile anticipare i tempi vista la tragedia della famiglia, la sua risposta è stata incredibile: mi detto che visto che la causa in sede civile era in corso da sette anni, e lui ne aveva altre addirittura di 10 anni, potevamo ancora aspettare”.

“Ma questa non è più giustizia. Ricordo che già la Cassazione ha individuato i responsabili della tragedia e il giudizio civile serve soltanto per definire l’entità del danno che si dovrà pagare. I tempi della giustizia sono troppo lunghi – dice anche Giovanni Carità –, ormai non crediamo più a nulla. Abbiamo bisogno di mettere la parola fine per non rivivere ogni volta con amarezza il dolore che ci portiamo nel cuore”.

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI